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Il caso

Istituto Burlando, genitori in rivolta: “La scuola ha deciso che i nostri figli possono contagiarsi”

Quattro classi delle medie trasferite d'ufficio in succursale: "Si ammasseranno tutti sul bus". D'Avolio: "Chiesto un servizio navetta"

Genova. “Siamo genitori di un centinaio di capri espiatori“. Inizia così la lettera (anonima) arrivata a Genova24 da un gruppo di famiglie dei ragazzi della scuola media Bertani-Ruffini di Genova, parte dell’istituto comprensivo Burlando che raccoglie utenza da Manin e dalle alture di Staglieno. Infuriate perché “in pratica la scuola ha deciso che i nostri ragazzi sono contagiabili, l’importante è che si contagino fuori dalla scuola e non rompano le scatole”.

All’origine di tutto c’è la mancanza di spazi a norma anti Covid per fare lezione nel plesso in cima a via Montaldo, quello che negli anni molti genitori avevano scelto perché più comodo e meglio servito dai mezzi pubblici. Succede allora che la preside Michela Casareto, con una comunicazione scritta recapitata pochi giorni prima di Ferragosto, annunci alle famiglie che tutte le seconde e le terze medie saranno trasferite d’ufficio nella succursale in fondo a via Burlando. Una soluzione definita “inevitabile” per garantire la didattica in presenza.

Il problema interessa circa un centinaio di studenti, due seconde e due terze che finora frequentavano in via Montaldo. Ma i genitori non ci stanno. “La decisione è stata presa senza convocare il consiglio d’istituto ed è stata calata dall’alto senza possibilità di replica”, scrivono. La scuola di via Burlando “è piuttosto distante dalla sede, più di un chilometro, in zona malservita dai mezzi. C’è solo il 49 che passa un paio di volte all’ora. I ragazzi entrano alle 8 ed escono alle 14. Dovranno uscire da casa mezz’ora prima e rientrare a casa se va bene alle 14.30″.

Il rischio di contagio scongiurato grazie al cambio di sede, insomma, verrebbe vanificato dalla necessità di un trasporto in condizioni poco sicure. “I ragazzi d’inverno dovranno andare a scuola in autobus, così saranno sottoposti a un alto rischio di contagio quotidiano – avvertono i genitori -. Basta prendere il 49 una volta per capire le condizioni disumane: poche corse affollatissime e con persone senza mascherina. Si ammasseranno tutti insieme sui bus. È facile dire che è colpa dell’Amt, ma aggiungere più di 100 persone al giorno in orario di punta è uno scaricabarile”.

“Questi ragazzini – proseguono – si faranno carico di disagi logistici, perdita di tempo quotidiana (almeno un’ora al giorno), ma soprattutto di un rischio di contagio alto e probabilissimo, può immaginare tutti i ragazzini sul bus alla stessa ora. Questi ragazzini hanno della famiglie con anziani e malati che si dovranno far carico dell’aumento di rischio, insieme a loro. Questo avviene per scelta della dirigenza senza confronto con i genitori e il territorio, lo abbiamo saputo dalla circolare e senza preavviso. In caso di contagio, la scelta irresponsabile dell’istituto avrebbe una forte responsabilità morale e non solo”.

L’unica soluzione percorribile, a una settimana dalla prima campanella, parrebbe quella di intervenire sulla logistica. “Noi abbiamo chiesto con urgenza al Comune che venga definito un servizio navetta per trasferire i ragazzi da un plesso all’altro – spiega il presidente del Municipio Media Valbisagno, Roberto D’Avolio – in modo che i genitori lascino i ragazzi in quella scuola. Il rischio è che molti decidano di iscriverli altrove”.

Lo stesso istituto aveva chiesto ad Amt di potenziare le corse del 49 in orario scolastico. Altra ipotesi è quella di potenziare il cosiddetto Pedibus, cioè un servizio di accompagnamento dei ragazzi a piedi con la collaborazione di genitori e/o percettori di reddito di cittadinanza, “ma potrebbe essere solo complementare, da solo non basta”, ricorda D’Avolio.

Comunque tutte ipotesi che la preside Casareto aveva già prospettato tre settimane fa, senza che nulla però si sia ancora concretizzato. “Si tenga presente che a Genova e in Italia diverse scuole, anche dello stesso Municipio, devono ricorrere a spazi esterni alle loro scuole – aveva spiegato la dirigente a difesa della scelta – Qualche disagio sarà inevitabile, ma allo stato dei fatti compensato dalla frequenza di spazi idonei. Le aule oltre ad essere spaziose sono luminose con finestre ben funzionanti. E non ci saranno doppi turni”.

Motivazioni che, a quanto pare, non hanno convinto le famiglie nemmeno dopo le tre settimane di “riflessione pacata e razionale” suggerita dalla preside. “La scuola ha deciso che un centinaio di ragazzini debba farsi carico di tutti i problemi organizzativi e di tutti i rischi – concludono – È una situazione da film: i ragazzi sono tutti uguali ma, per l’istituto Burlando, alcuni sono più uguali di altri“.

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