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Il pediatra Ferrando: “Nei bimbi il Covid somiglia a tanti altri virus, al tampone non c’è alternativa”

I pediatri genovesi stanno facendo pressioni perché si crei in ogni distretto un centro sicuro dove effettuare i test e avere il risultato entro 24 ore dalla comparsa dei sintomi

Genova. La speranza è che almeno in corso d’opera possano entrare in gioco i tamponi salivari, meno invasivi di quelli naso-faringei – ma serve l’ok del ministero e servono investimenti da parte della sanità pubblica – per adesso, però, l’unico modo per individuare un eventuale caso di Covid in pazienti pediatrici, e di farlo in fretta, resta il classico tampone che si infila nel naso e nella bocca. Un gesto fastidioso da subire per gli adulti, figuriamoci per un bambino, ma questo è quanto. “L’alternativa è il rischio di una epidemia di Covid 19”, dice Alberto Ferrando, noto pediatra genovese e presidente della società italiana di pediatri extraospedalieri. “Il tampone è a oggi l’unico strumento per comprendere come si sta diffondendo il virus per evitare di tornare nella situazione disperata di febbraio-aprile”.

Molti genitori sperano che il proprio pediatra possa essere in grado, con una visita, di scongiurare che determinati sintomi corrispondano al temuto coronavirus, ma non può essere così. “Non si può stabilire la contagiosità o meno di una persona in base a una, pur accurata e dettagliata, visita medica – ribadisce Ferrando – anche perché quante persone risultate poi affette da Covid 19 non avevano disturbi e poi sono finite ricoverate”.

I sintomi. Febbre, tosse, mal di testa, nausea/vomito, diarrea, mal di gola, difficoltà respiratoria, dolori muscolari, rinorrea/congestione nasale. Sono i sintomi riscontrati sui pazienti Covid bambini. Ma sono anche i sintomi di tanti altri virus più banali e comuni. “Finché saremo in una situazione di pandemia la linea da seguire sarà quella indicata anche dal ministero – continua – le tre “t” di tamponi, tracciamento dei contatti e terapie precoci, oltre naturalmente alle regole di distanziamento fisico, mascherine, igiene personale a partire dal lavaggio delle mani. Di qui non si scappa”.

I pediatri sono stati coinvolti dalla Regione nell’elaborazione di ulteriori strategie da applicare sul piano locale per rendere più efficaci queste linee guida, specialmente in vista del ritorno a scuola. Alcuni dettagli sono ancora da mettere a punto e oggi ci sarà una nuova riunione. “Per noi pediatri è fondamentale che si possa effettuare il tampone sui bambini con sintomi nelle prime 72 ore dalla loro comparsa e che i risultati possano arrivare entro 24 ore”, continua il professor Ferrando.

Questo non solo per evitare che si dispongano quarantene prolungate su pazienti che poi dovessero risultare negativi ma anche perché “la contagiosità è massima proprio nelle prime 48-72 ore dalla comparsa dai sintomi ed è questo il momento più critico e utile per tracciare eventuali contatti di caso”.

I pediatri liguri chiedono che in ogni distretto cittadino, in modo che sia facilmente raggiungibile da chiunque, siano attivati gli ambulatori dove infermieri pediatrici effettuino tamponi in sicurezza e con risultati rapidi.

COSA FARE SE IL BAMBINO O RAGAZZO HA SINTOMI A CASA O IN CLASSE

Un altro aspetto importante, per il pediatra Alberto Ferrando e molti suoi colleghi, è quello della gestione del bambino malato. “Andranno tenuti a casa fino a guarigione completa”, sottolinea. E poi, per prevenire contagi, l’areazione costante e frequente delle aule scolastiche: “Bisogna pretendere il ricambio dell’aria, almeno 10 minuti ogni ora e mezza – sottolinea – sì, anche d’inverno, con il freddo”.