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Il comitato ‘Oltre il ponte c’è’ va all’attacco: “Nelle 130 case di via Porro non si potevano lasciare gli inquilini?” foto

Alcuni edifici scampati alla demolizione legata al progetto di ricostruzione del viadotto Polcevera saranno destinati dal Comune ad housing sociale per anziani e studenti

Genova. “Ma per farli evacuare, espropriare, svuotare e ridestinare ad altro fine non si poteva lasciare che venissero abitati da chi ci viveva da sempre?”. Questo interrogativo è balzato alla mente di diverse persone, da quando il Comune ha confermato in via ufficiale, qualche giorno fa, la volontà di destinare 130 appartamenti in via Porro e via Campasso, scampati alla demolizione con il ponte Morandi, ad housing sociale “silver” (per anziani) e a studentati.

Ora a far rieccheggiare quell’interrogativo in modo più forte è il comitato “Oltre il Ponte c’è”, composto in parte anche da ex sfollati, ma anche semplici cittadini di Certosa e Sampierdarena, e non solo.

“Sicuramente chi ci abitava, e ci sono ancora i mobili dentro, è stato risarcito, ma forse molti avrebbero preferito avere la possibilità di scegliere di tornare ad abitare nella propria casa, ritrovare i propri ricordi, i sacrifici, continuando a vivere, comprare nel quartiere e frequentare amicizie e conoscenze”, scrivono in un post su Facebook dal comitato.

L’operazione annunciata dal Comune, che affiderà a Spim il compito di reperire le soluzioni migliori di recupero, restauro ed efficentamento energetico (anche sfruttando gli ecobonus e i fondi Covid) e poi di gestire locazioni e vendite, secondo il comitato “Oltre il Ponte c’è” non è stata abbastanza condivisa con la popolazione. “Sarebbe opportuno un incontro con il territorio, con gli altri residenti di via Porro, le associazioni, le realtà pubbliche e private che si occupano di assistenza e i municipi, per potersi confrontare su una cosa che è fondamentale”.

Ma altri sono gli interrogativi. “Probabilmente c’è stata una falla nel progetto della demolizione: o ci si é lasciati prendere un po’ la mano, pensando di demolire tutto, o si sono sbagliati i calcoli sui palazzi limitrofi ai cantieri, altrimenti non si spiega perché avanzino 130 appartamenti, 110 in via Porro, 20 in via Campasso”.