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Entrambe le maestre sono “a rischio Covid”, a Genova una classe resta senza insegnanti

Succede in una scuola del centro storico. E ora è caos sostituzioni: "Molti docenti non accettano perché rischiano di perdere il posto"

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Genova. Entrambe le maestre vengono riconosciute come “soggetti fragili” a rischio Covid e un’intera classe delle elementari resta senza insegnanti di ruolo. Succede in una scuola primaria dell’istituto comprensivo Centro Storico, dove a più di due settimane dall’inizio delle lezioni i bambini vedono alternarsi ogni giorno maestre diverse, interne al plesso ma a loro sconosciute, senza alcuna prospettiva per il resto dell’anno.

Una situazione che riguarda potenzialmente decine di istituti, anche se per ora il direttore dell’ufficio scolastico regionale Ettore Acerra assicura che “abbiamo 7-8 casi in tutta la Liguria”. Dai sindacati, però, fanno sapere che le richieste sono in progressivo aumento e i numeri complessivi non sono ancora evidenti. “Si sta verificando tutto gradualmente – spiega Monica Capra della Cisl Scuola Liguria – e non è ben chiaro cosa succederà. Per ora si riesce a tamponare, ma il problema c’è”.

Lo status di “lavoratore fragile”, come ha chiarito il ministero a inizio settembre, può essere riconosciuto al personale scolastico con patologie che, in caso di infezione da coronavirus, potrebbero determinare “un esito più grave o infausto” della malattia. Si parla nello specifico di “malattie cronico-degenerative a carico dell’apparato cardiovascolare, respiratorio, renale e malattie dismetaboliche”, ma anche pazienti oncologici o comunque immunodepressi.

La procedura prevede che gli insegnanti richiedano al proprio dirigente di essere visitati dal medico competente, il quale può accertare o meno lo stato di “fragilità”. A quel punto può scattare una inidoneità temporanea (di solito fino a dicembre) oppure valevole per tutto l’anno scolastico. Nel frattempo i docenti possono essere assegnati ad altre mansioni, ad esempio segreteria o gestione delle biblioteche. Ma il problema è che le cattedre rimaste vuote vanno coperte con altro personale. E le sostituzioni stanno riscontrando numerosi intoppi.

La procedura purtroppo non è immediata – spiega Acerra – perché non sempre i medici competenti sono rapidi, hanno anche altro da fare. Io sto firmando alcuni decreti di utilizzazione per altre mansioni, ma in verità non sono tantissimi. L’input arriva sempre dal dipendente che chiede di essere sottoposto a sorveglianza straordinaria, a quel punto noi seguiamo la procedura indicata dal comitato tecnico scientifico. Nel frattempo il dirigente può ordinare la sostituzione”.

Ma è proprio qui che si inceppa il meccanismo. In caso di inidoneità temporanea la chiamata arriva direttamente dall’istituto che propone una “supplenza breve” attingendo dalle graduatorie interne. Con una clausola, però: “In caso di sospensione delle attività didattiche in presenza il contratto si intende risolto per giusta causa“. Per farla breve, se la classe finisce in quarantena (o se il collega a rischio torna in servizio), il supplente perde il posto e non percepisce nemmeno l’indennità di mancato preavviso. Uno scenario di incertezza che induce molti a declinare.

“In effetti siamo a conoscenza di diversi docenti che rinunciano all’incarico, anche se magari lo spiegano con altre motivazioni – conferma Monica Capra -. Purtroppo c’è anche molta disinformazione. Per esempio si stanno diffondendo voci non corrette, come quella che accettare la supplenza metterebbe a rischio la percezione della Naspi, ma non è così”.

Anche Acerra ammette che il fenomeno esiste “ma francamente non lo capiamo – dice – anche perché, qualora arrivasse nel frattempo una nomina sull’organico ordinario, questi insegnanti possono lasciare la supplenza e optare per l’altro posto. Noi però non possiamo obbligare nessuno e tutto quello che è di nostra competenza lo stiamo facendo”.

E poi, ai problemi generati dallo spauracchio Covid – ma vengono segnalati anche casi di insegnanti che avrebbero titolo a essere riconosciuti come “lavoratori fragili” e non avanzano la richiesta perché vogliono continuare a lavorare in classe – si sommano quelli vecchi tipici di ogni inizio di anno scolastico. In una quarta elementare dell’istituto comprensivo Sestri Est, ci segnala una lettrice, “le due insegnanti di mio figlio sono andate in pensione e ad oggi i bambini non hanno nessuna insegnante di ruolo che li segua. Nessuno si è preoccupato di dare due maestre a questi alunni. La trovo una cosa vergognosa”.