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Elezioni regionali, il futuro secondo Legambiente. Le sette domande per i candidati

Grandi opere, economia circolare, 'Modello Genova', mobilità e bellezza. Ecco il programma degli ambientalisti

Genova. In vista delle prossime elezioni regionali, Legambiente Liguria rende noto un documento programmatico che comprende tutte le priorità per il futuro della regione secondo la prospettiva dell’associazione ambientalista: “Riteniamo che le questioni ambientali debbano avere un ruolo centrale nel dibattito politico della campagna elettorale. Il documento che presentiamo sottolinea alcuni punti per noi fondamentali e si conclude con alcune domande rivolte a tutti i candidati alla presidenza delle Regione Liguria”.

“La nostra regione ha bisogno di infrastrutture, che riteniamo essere un mezzo e non un fine – si legge nel documento – Gli investimenti nelle opere utili creano occupazione, ma molte grandi opere proposte, tagliando o forando i versanti montuosi, prosciugano le sorgenti d’acqua e sono fortemente dannose per i delicati equilibri idrogeologici del territorio. Le grandi opere sono rappresentate anche da piccoli interventi di manutenzione diffusa e pianificata sul territorio. Per questo riteniamo necessario affrontare il tema delle infrastrutture mettendo al centro dell’azione azione politica la cultura della sostenibilità. Una sostenibilità ambientale, economica e sociale che porti anche benefici sanitari“.

Al centro dello studio la mobilità, sia delle persone che quella legata al commercio: “La Liguria è satura di infrastrutture stradali e, se non si imposta una riflessione sui suoi limiti fisici e idrogeologici, non si uscirà mai da quelle emergenze fatte di frane, allagamenti e alluvioni, nonché code autostradali, traffico cittadino, inquinamento atmosferico che rappresentano il prodotto di una mobilità insostenibile. Dovranno essere sviluppate le infrastrutture ferroviarie che abbiamo inserito nella richiesta inviata al Governo per la costruzione delle grandi opere utili e che raccolgono consenso e gradimento trasversale degli amministratori locali, del mondo imprenditoriale e politico e della società civile come il raddoppio della ferrovia pontremolese, il nodo di Brignole, il raddoppio dei binari verso il confine francese, senza dimenticare le infrastrutture verdi, strategiche per lo sviluppo e la messa in sicurezza del territorio”.

Generica

“I porti, vocazione e risorsa economica della regione, devono svilupparsi in modo compatibile garantendo la convivenza tra attività produttive e vivibilità delle città, senza dimenticare il Santuario dei mammiferi marini Pelagos. Occorre elettrificare le banchine, ripensare il sistema delle port authority nella logica del Mar Tirreno e, partendo dalla Liguria, integrare i porti liguri, toscani e relativi retroporti piemontesi ed emiliani in un unico sistema portuale che faccia della sostenibilità la sua eccellenza e si ponga come interlocutore forte tra gli altri porti del Mediterraneo e come competitor dei porti del nord Europa”.

Gli effetti dei mutamenti climatici, la fragilità del territorio, l’inquinamento dell’aria “generano conseguenze non ancora quantificate sul bilancio sanitario della nostra regione, già in affanno a causa di una pianificazione sanitaria inefficiente, che ha come risultato la fuga di pazienti in altre regioni in una spirale di impoverimento irreversibile”.

Generica

Secondo Legambiente fondamentale è la gestione dei rifiuti: “La strada da fare è ancora molta, questo è dovuto principalmente all’assenza di impianti per il trattamento e di azioni concrete volte a ridurne la produzione – scrivono – Sono ancora troppi i rifiuti trasportati fuori regione per essere smaltiti che oltre ad avere un elevato costo per la collettività inquinano l’ambiente. Eppure da quelli che oggi sono considerati rifiuti si potrebbero ottenere importanti materie prime e seconde. Un piano economico basato sull’economia circolare, la differenziata spinta e la tariffazione puntuale consentirà di recuperare la ricchezza rappresentata dalle materie prime seconde portando crescita occupazionale, migliori tecnologie, oltreché un aumento del decoro urbano”.

E poi il rilancio che passa dalla green economy, che potrà garantire investimenti e nuovi orizzonti occupazionali: “Dobbiamo cogliere le opportunità legate alla bellezza, alla qualità culturale dei nostri territori e delle nostre comunità che, come dimostra l’emergenza Corona virus, maturano e si emancipano solo se diminuiscono le diseguaglianze grazie ad una maggiore attenzione e coesione sociale. L’Europa sta guardando alla Green Economy come frontiera di investimento su cui punterà per erogare i fondi ed è questa l’opportunità su cui misurarsi per il futuro della nostra regione”.

Parco Portofino

A tutti i candidati per la presidenza di Regione Liguria, quindi, Legambiente rivolge sette domande, incernierate sulle intenzioni di governo. Eccole:

In questi anni si sono intensificati fenomeni estremi collegati al cambiamento climatico in atto, anche nella nostra regione. Sia la costa che l’entroterra hanno subito alluvioni, mareggiate, trombe d’aria, frane. Eppure se la Liguria, con il suo forte potenziale solare, eolico, idroelettrico, investisse maggiormente su queste fonti, potrebbe dare un significativo contributo alla diminuzione delle emissioni dei gas clima-alteranti. Invece risulta ultima per diffusione delle rinnovabili nelle regioni italiane. Quali politiche energetiche, progetti e azioni metterà in campo come Presidente regionale?

Lo sviluppo dei sistemi portuali commerciali e turistici, rappresenta un’importante vocazione territoriale fortemente collegato alle nostre città e ai borghi marinari. I porti coesistono con la vita dei cittadini che vivono affacciati sulle banchine, con la presenza di aree marine protette come il Santuario dei Mammiferi marini Pelagos. È necessario per questo individuare quali potrebbero essere le giuste possibilità di crescita di questi spazi. Quanti container, quante merci e quante persone, tra crociere e navi passeggeri, possono movimentare i nostri porti e come rendere la coesistenza coi cittadini residenti salubre e non impattante?

Riteniamo la rete sentieristica ligure, con i suoi parchi regionali e nazionali, le aree marine protette, le zps, i sic, i parchi storici, vere e proprie infrastrutture, spina dorsale di un territorio che non solo conserva beni paesaggistici e culturali ma luoghi dove è affermata una cultura materiale e rurale da valorizzare. A questi si collega la ricchezza in biodiversità, dove gli equilibri e la coevoluzione delle specie deve continuare ad essere affermata e difesa. Quale approccio proporrà per la tutela di queste aree e come riterrà di impegnarsi per favorire la creazione del Parco Nazionale di Portofino, del Parco interregionale nazionale di Monte Marcello Magra-Vara, del Parco regionale del finalese?

Il “modello Genova” ha portato alla ricostruzione del Ponte Morandi grazie ad una emergenza che ha consentito di non applicare le normali procedure. Il dibattito di questi mesi è concentrato sulla promozione del “modello Genova” trasformandolo in procedura ordinaria per la gestione della costruzione di diverse opere infrastrutturali. Per eliminare la “burocrazia” viene immaginata la possibilità di sospendere il codice degli appalti, le gare europee, i controlli paesaggistici ed eliminare i certificati antimafia. Qual è il suo pensiero su questa prospettiva?

Qual è la sua strategia per incentivare il recupero delle aree dismesse in un’ottica di riduzione del consumo di suolo?

Ritiene più utile aumentare gli investimenti diretti sulla sanità pubblica oppure offrire finanziamenti/bandi regionali per favorire lo sviluppo di centri privati?

Il lockdown ha visto crescere la sensibilità da parte delle amministrazioni verso la mobilità dolce, per favorire pedoni e ciclisti. Quali proposte concrete e di immediata fattibilità metterà in campo per concretizzarle in tutta la regione?