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Educatori in piazza contro la precarietà: “Non siamo invisibili, internalizzazione ora” fotogallery

Un centinaio di lavoratori hanno manifestato contro le mancate tutele professionali e salariali della categoria

Genova. Un centinaio di educatori socio educativi hanno manifestato questa mattina per le strade di Genova in segno di protesta per una condizione lavorativa senza tutele salariale e senza un riconoscimento professionale tale da poter garantire lo svolgimento delle loro mansioni nel pieno dell’utilità sociale che questo ruolo ha per i ragazzi con disabilità inseriti in delicato percorso scolastico.

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“Non abbiamo tutele – ci spiegano – nel senso che il nostro stipendio dipende dalle assenze del ragazzo che seguiamo, dalle chiusure della scuola, ad esempio per allerte meteo o scioperi di altre categorie, e al contempo ogni anno il nostro servizio è gestito da gare di appalto spesso al ribasso“.

La retribuzione della categoria, che in città conta quasi un migliaio di professionisti, mentre in Liguria poco più di 1500 persone, oggi rappresentata solamente dai sindacati di base, è tra le più basse del settore scolastico, e arriva a circa 6,5 euro netti all’ora: “Quello che chiediamo è l’internalizzazione delle nostre figure di educatori professionali dal Miur – sottolinea Marco Doga, rappresentante Usb – vista nostra funzione socio-didattica, o da altri enti come comuni e città metropolitana”. Tra le “vessazioni” per la categoria il rischio di doversi fornirsi di tasca propria di dispositivi di protezione individuale per entrare nelle scuole. Presenti in piazza anche gli educatori dei centri servizi, che versano nella stessa “precarietà e quindi siamo assolutamente solidali con i colleghi delle scuole, con i quali stiamo lavorando per fare fronte comune”

Il mancato riconoscimento di questa professione all’interno della strutturazione scolastica impedisce agli educatori, nonostante siano le persone, i professionisti, che molto spesso hanno un maggiore contatto con i ragazzi, di partecipare alla stesura del Pei (Piano Educativo Individualizzato) e a molti momenti decisionali che influiscono sulla vita didattica dei ragazzi: “Siamo usati come tappabuchi e spesso non riusciamo nemmeno a svolgere con serenità il nostro lavoro. Molti di noi stanno ricevendo ora la cassa di marzo”. Gli educatori, quindi, chiederanno all’assessore Piciocchi di “iniziare a lavorare per l’internalizzazione – conclude – e trovare un modo per garantirci la continuità salariale in ogni situazione”.