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Coronavirus, in centro storico circolazione 10 volte superiore. A Bolzaneto positivo un migrante su due

I dati di Alisa: "Ecco perché abbiamo deciso di rendere obbligatorio l'uso delle mascherine". Toti: "Basta polemica e propaganda"

Genova. Nel centro storico di Genova è stata rilevata una circolazione del coronavirus 10 volte superiore a quanto osservato durante l’estate nelle altre zone della città. A fornire il dato è il direttore della prevenzione di Alisa, Filippo Ansaldi, spiegando le ragioni delle misure restrittive adottate dall’ordinanza della Regione che impone l’uso delle mascherine anche all’aperto 24 ore su 24 e il divieto di manifestazioni.

“L’incidenza in questa zona ha superato i 3 casi ogni 10mila abitanti per diversi giorni e questo è ciò che ci ha preoccupato – ha spiegato Ansaldi – mentre nel resto del Comune i numeri non sono particolarmente elevati e rientrano in un trend generale di aumento dei casi nel nostro Paese. Questa situazione ci ha suggerito la necessità di un intervento precoce, più incisivo”.

Il cluster in centro storico è legato in sostanza ai contagi della comunità bengalese e attualmente conta un centinaio di positivi. L’altra situazione critica è nel centro di accoglienza per migranti in via Nostra Signora della Guardia a Bolzaneto, gestito dal consorzio Agorà. Qui ci sono circa 30 ospiti positivi su un totale di 60 che risiedono nella struttura.

I migranti alcune settimane fa avevano protestato dopo il suicidio di un ragazzo proprio perché, secondo loro, non venivano osservate le norme anti Covid. I responsabili del consorzio Agorà, contattati da Genova24, non hanno mai risposto. “E’ una situazione che ci preoccupa meno dal punto di vista del contagio perché è un ambiente chiuso – ha commentato il presidente Toti – e dal punto di vista clinico sono tutti pazienti giovani e quindi meno a rischio”.

“Le decisioni prese su Genova sono esclusivamente legate all’analisi epidemiologica della circolazione in città del coronavirus – ha poi aggiunto Toti in riferimento alle polemiche sul tempismo dell’ordinanza, presa appena dopo le elezioni -. Lo dico soprattutto perché è finita la campagna elettorale, ma non sono finite le abitudini di chi continua a utilizzare la salute pubblica e il Covid come strumento di propaganda e polemica, cosa che non ha portato fortuna, ma non tutti sono portati a imparare dalla loro storia recente”.