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Cluster di Covid nel centro storico, Bucci: “Situazione sta rientrando, problema linguistico da non sottovalutare”

Il sindaco fa il punto sul contagio nella comunità bengalese: “Hanno preso tutte le misure necessarie”

Genova. “Se guardiamo i numeri possiamo dire che la situazione stia rientrando, ma credo che la comunità bengalese abbia agito bene da subito attuando quelle che erano le misure di distanziamento e le altre procedure necessarie per contenere il contagio”. Il sindaco di Genova Marco Bucci parla con cautela del focolaio di coronavirus che si accesso negli ultimi giorni nel centro storico, diffuso principalmente nella comunità dei cittadini del Bangladesh, nella zona tra Sottoripa, San Luca e via Del Campo.

Bucci fa un riferimento ai numeri del bollettino Alisa: “Sono più limitati”. Una lettura delle cifre, secche, non dà questa impressione – il 15 settembre a Genova ci sono stati 33 nuovi casi, 18 contatti di caso e 15 da screening, ieri 29, di cui 14 contatti di caso, non molti in meno – ma considerando che ieri sono stati fatti più tamponi e che comunque non si è verificato un aumento come invece accaduto nelle settimane scorse alla Spezia, è più chiaro come, secondo il sindaco, questa possa essere considerata una notizia confortante.

C’è però un problema che si è evidenziato in queste ore ed è quello linguistico. “Abbiamo realizzato – continua Bucci – che non è stato semplice comunicare con le persone che sono state, per esempio, sottoposte a tampone, sono risultate positive e mandate a casa per isolamento domiciliare, non è stato affatto immediato spiegare loro quale dovesse essere il decorso, perché non è semplice trovare chi possa tradurre dall’italiano alla loro lingua determinati termini”.

Ed è in “benga” che, ieri, il responsabile della sala di preghiera risultato positivi, Arif Hasan, aveva parlato alla sua comunità con un video su youtube, definendo la situazione “molto grave” e parlando di “25-30 casi scoppiati in questi giorni” tra cui anche bambini. Numeri che, se apparivano al momento, un po’ sovrastimati rispetto a quelli ufficiali, sembrano corrispondere a quelli odierni. Tra i contagiati anche una bambina iscritta a un asilo nido del centro storico che però non è stato chiuso perché la piccola è entrata a contatto solo con due maestre e un altro bambino.

Chiusa invece la sala di preghiera di Sottoripa dove all’ingresso è apparso un cartello, sia in lingua sia in italiano. La comunità bengalese ha costituito anche un gruppo di auto-aiuto per chi si trova in difficoltà a causa il virus, in particolare per chi si trova in quarantena e ha necessità di acquistare cibo e medicinali.