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Bilancio

Balneari, a Genova calo del 40% ma non in riviera: “Quest’anno ci hanno salvato i milanesi”

Nel Tigullio un agosto da tutto esaurito compensa il calo di inizio stagione, in città pesa il cambio di abitudini della clientela più anziana

Genova. “Sì, potremmo dire che ci hanno salvato i milanesi e i piemontesi. Come sempre del resto, soprattutto grazie alle seconde case”. E così ancora una volta i foresti del Nord Italia, protagonisti loro malgrado della comicità nostrana, si rivelano determinanti per l’economia della Liguria. La cosa poteva sembrare già piuttosto ovvia, ma ciò che rafforza il concetto adesso è il bilancio di una stagione turistica segnata pesantemente dall’emergenza coronavirus.

A fornire i dati, seppur ancora grossolani, è il presidente provinciale del Sib (sindacato italiano balneari) Massimo Stasio: “A giugno la stagione è stata inesistente, anche a causa del meteo disastroso. Luglio è stato sottotono rispetto al 2019, mentre agosto in certe zone ha fatto segnare numeri superiori all’anno scorso, nelle due settimane centrali”.

E questo soprattutto “grazie a lombardi, piemontesi e toscani che anziché andare in Sardegna o altrove hanno scelto la Liguria per le loro vacanze – spiega il presidente dei balneari genovesi -. Molte seconde case che l’anno scorso erano chiuse quest’anno sono state abitate per gran parte dell’estate. In posti come Rapallo e Chiavari pesano molto più degli alberghi. Nel complesso il calo di fatturato è stato modesto, parliamo di cifre inferiori al 10%“.

Ma se il Tigullio, tradizionalmente incentrato sul turismo balneare, tira un sospiro di sollievo, nella città di Genova la situazione è ben diversa. “A spanne il calo di fatturato rispetto al 2019 si aggira sul 30-40%.Abbiamo lavorato meno degli altri anni, certamente le restrizioni non hanno aiutato – riferisce Alessandro Puri, titolare di uno stabilimento in corso Italia e riferimento locale del Sib -. La gente era molto titubante a uscire di casa, a prendere l’autobus, soprattutto gli anziani che per noi costituiscono una parte importante della clientela”.

Va da sé che nel capoluogo non c’è milanese che tenga. I frequentatori delle spiagge a pagamento sono soprattutto genovesi, molti dei quali titolari di accessi validi per l’intera stagione. “Quello che in riviera è un periodo di punta, intorno a Ferragosto, per noi al contrario significa minore affluenza. I bagnanti vanno nella casa in campagna, qualcuno parte per un viaggetto. Siamo stati più completi nelle giornate di luglio. Abbiamo fatto un po’ più di ingressi giornalieri, ma la clientela di base, gli abbonati, ha subito un calo netto“, lamenta Puri. Una dinamica che in parte ricalca quella degli hotel.

Per tutti, a prescindere dalla collocazione geografica, hanno influito le norme di distanziamento che hanno tagliato in media due ombrelloni su tre. “Abbiamo dovuto rinunciare al 30% dei posti, è stato soprattutto questo a incidere sul fatturato – afferma Stasio – perché ad agosto abbiamo avuto molta richiesta che non siamo riusciti a soddisfare. Nella settimana di Ferragosto e in quella successiva abbiamo fatto il tutto esaurito. La diminuzione è dovuta al calo di posti al sole, non certo a quello delle presenze”.

Effetti collaterali che si riverberano anche in corso Italia e dintorni. “La gente è venuta e ha risposto in proporzione allo spazio – conclude Puri -. Dove ci stavano tre ombrelloni ne abbiamo dovuto mettere due, e questo ha portato anche meno lavoro per le attività connesse come bar e ristoranti. Chi gestisce anche una discoteca ci ha rimesso ancora di più”.

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