Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Autostrade, Atlantia risponde picche al Mit: no a manleva per cause civili e a vendita diretta a Cdp

A poche ora dallo scadere dell'ultimatum del governo, arriva la replica dell'azienda

Genova. La manleva della responsabilità del crollo del Morandi in vista della cause civili e la vendita diretta a Cassa, depositi e prestiti del pacchetto azionario di Autostrade per l’Italia non erano previsti dall’accordo del 14 luglio, a cui l’azienda “è sempre stata coerente”, e per questo sono considerate “inusuali e non accettabili”.

Questa la riposta di Atlantia all’ultimatum del Mit previsto per il 30 settembre, che arriva nella serata del 29, di fatto chiudendo ulteriormente la porta alle richieste dello stato per un accordo blindato. Sul piatto ci sono le condizioni concordate in precedenza, che sono racchiuse nel testo dell’accordo “affinato” che l’azienda ha quindi trasmesso al ministero per la ratifica definitiva.

Nella lettera di accompagnamento, Aspi ricorda che, in assenza di alcun accertamento di responsabilità, “pur di giungere ad una non più procrastinabile definizione della procedura di contestazione avviata a seguito della tragedia del Ponte Morandi, ha dato seguito a tutte le intese intercorse con il governo, formalizzate in diverse comunicazioni, tra cui l’adozione del nuovo sistema regolatorio, con una generale riduzione del tasso di remunerazione degli investimenti ed un incremento della tariffa pari all’1,75%, che già include gli oneri per i mancati ricavi dovuti alla flessione di traffico nel periodo di lockdown da Covid-19; l’impegno a realizzare fino a 14,5 miliardi di euro di investimenti in nuove opere e 7 miliardi di euro di spese di manutenzione per l’ammodernamento della rete con la possibilità di aprire da subito importanti cantieri a livello nazionale; la messa a disposizione di 3,4 miliardi di euro di fondi a titolo compensativo per investimenti e sconti tariffari non remunerati, inclusivi degli oneri sostenuti per la ricostruzione del nuovo Viadotto sul Polcevera; l’accettazione di una profonda revisione delle clausole contrattuali nei termini previsti dall’art. 35 del Decreto Milleproroghe”.

“La formalizzazione del suddetto accordo, come indicato chiaramente nella lettera del 14 luglio 2020, era il necessario presupposto per il riassetto societario – si legge nella nota stampa che accompagna la bozza dell’accordo – Pertanto la subordinazione dell’efficacia dell’accordo alla cessione del controllo di Aspi a Cdp, contenuta nell’articolo 10, risulta estranea all’intesa intercorsa, oltreché giuridicamente impropria“.

La lettera odierna inviata da Aspi ricorda inoltre che “risulta del tutto evidente la totale disponibilità della Società ad aderire alle richieste del governo, dopo aver doverosamente adempiuto all’obbligo di ricostruzione a proprie spese del Viadotto sul Polcevera”.

“Nell’eventualità non auspicata di una indisponibilità del governo a finalizzare l’accordo già raggiunto, restano naturalmente fermi i diritti di Autostrade per l’Italia sanciti dalla Convenzione Unica e già rappresentati al Mit – conclude la lettera – la Società conferma la propria disponibilità a sottoscrivere l’accordo nei termini pattuiti, auspicando che il Governo voglia finalizzare quanto prima lo stesso”.

Ora la palla passa quindi al governo, che ha davanti a sé, nuovamente, il bivio che sostanzialmente in questi mesi è stato “posticipato”: da un alto rompere gli indugi e andare fino in fondo alla procedura di revoca, con annessi e connessi oneri, oppure scendere al compromesso del mercato, chiudendo la pratica senza scossoni finanziari per nessuno (se non per le casse pubbliche). Tertium non datur. Oppure no?