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Turismo, la riviera tiene ma Genova affonda: “Alberghi semivuoti, colpa anche del caos autostrade”

In città stanze occupate al 40%, meglio nel Tigullio grazie a lombardi e piemontesi. Federalberghi: "Mancano gli stranieri"

Genova. È una Liguria spaccata in due quella che si presenta alle soglie di Ferragosto dopo aver vissuto ben due emergenze, prima il coronavirus e poi il caos sulle autostrade. A Levante e Ponente le due riviere, riscoperte come meta turistica dagli italiani ma anche dagli stranieri, dove gli alberghi in questa settimana si avvicinano al tutto esaurito. Nel mezzo Genova, che registra numeri disastrosi come la maggior parte delle città d’arte, ma con un futuro che appare ancora più incerto.

“Siamo al 40% di occupazione, forse questa settimana qualcosa in più, ma le prime giornate di agosto sono andate male. E purtroppo è quello che ci aspettavamo”, riferisce Gianluca Faziola, presidente di Federalberghi Genova. La differenza dagli anni precedenti è abissale. Il capoluogo ligure non è mai stato preso d’assalto nel cuore dell’estate, ma in agosto il riempimento si attestava sempre intorno al 75%. Ancora peggio il mese di luglio, con stime ancora provvisorie che parlano del 30-35% di camere prenotate, meno della metà del solito.

“Genova in estate dipende molto dal turismo internazionale, quello che manca è la componente degli stranieri – spiega ancora Faziola – che sono la metà dell’anno scorso. Oggi pesano circa il 30% e sono soprattutto francesi, più qualche tedesco o svizzero. Sono spariti completamente i russi che erano arrivati a essere la seconda nazionalità per presenze”. Fin qui, tutto sommato, nulla di particolare: anche città di enorme blasone come Roma, Venezia e Firenze sono praticamente deserte per gli stessi motivi.

Ma in una destinazione che si caratterizza per il turismo “mordi e fuggi”, spinto ancora di più dal meccanismo del bonus vacanze, le difficoltà di spostamento in autostrada e l’immagine negativa generata di conseguenza hanno dato la mazzata definitiva: “È chiaro che, se fai una vacanza di tre o quattro giorni, quando ti metti nel girone infernale finisce che ne perdi due in coda. E questo ha disincentivato molto gli arrivi, soprattutto a luglio. Il bonus viene speso non tanto per pagare un pezzo di vacanza, ma per la vacanza intera, e questo incoraggia permanenze molto brevi”.

Situazione migliore del previsto, invece, nelle località balneari. “Stiamo ancora soffrendo, ma molto meno di prima – ammette Aldo Werdin che rappresenta gli albergatori del Tigullio -. Rispetto all’anno scorso abbiamo perso il 30%, ma il calo è dovuto alla mancanza del mercato straniero, specialmente russi e americani. Hanno tenuto i francesi, gli svizzeri e i tedeschi. Qualche inglese arriva, e poi c’è stato un incremento dai Paesi Bassi e dalla Svezia. In compenso è raddoppiata la componente italiana”.

Ed è soprattutto questo il mercato che tiene a galla il Levante: piemontesi e lombardi che, anziché partire per la Sardegna, la Sicilia, la Grecia o la Croazia, hanno scelto il mare più vicino, quello della Liguria. “Ce ne siamo accorti perché prima questi clienti facevano magari un weekend, mentre adesso allungano i tempi di permanenza che a volte superano i 10 giorni”. Se prima gli italiani pesavano il 20%, spiega Werdin, “oggi sono la componente maggioritaria, occupano circa il 40% del totale delle camere” che però rimangono comunque vuote per un terzo.

“È vero, tutte le città d’arte stanno soffrendo tantissimo. La gente se ha due soldi preferisce riposarsi al mare perché il lockdown ha lasciato segni pesanti a tutti – osserva Americo Pilati, presidente ligure di Federalberghi -. Ci sono voluti sacrifici, ma abbiamo dato un segnale forte e la professionalità della Liguria è emersa”.

A Ponente la settimana di Ferragosto viaggia molto vicina al sold-out e qui insieme agli italiani sono i francesi a fare massa critica: “Imperia è stata la provincia più fortunata perché ha sofferto molto meno la tragica situazione dell’autostrada che invece si è trovato davanti chi scendeva a Voltri. Genova, Arenzano, ma anche Varazze hanno patito molto e si stanno riprendendo con più fatica”.

Ma a proposito, quanto ha pesato il disastro dei cantieri sulla contrazione del turismo? Le prime stime di Federalberghi parlano di un 20% in media per la Liguria (cioè una prenotazione su cinque saltata per via del caos viabilità), ma a farne le spese sono stati soprattutto Genova e il suo circondario. E anche in questo caso l’associazione di categoria sta lavorando con metodi scientifici per quantificare i danni e presentare il conto al ministero: “Abbiamo iniziato a usare un software che analizza le conversazioni in rete – rivela Faziola – e stiamo notando che è aumentata tantissimo la percezione negativa della destinazione. A questo ovviamente aggiungeremo il dato quantitativo sulle presenze”.

Insomma, il turismo in Liguria per ora si salva grazie al mare. Di fronte alla Lanterna, invece, si attendono i prossimi mesi per scongiurare la catastrofe: “Dopo l’estate dovremo capire se ripartiranno i congressi e le riunioni. Per Genova il business travel è una componente fondamentale”. E il Salone Nautico? “Anche lì siamo in forte ritardo. Speriamo che tutte le prenotazioni arrivino all’ultimo momento, perché al momento siamo quasi a zero”. Discorso simile per Rapallo, Santa Margherita e dintorni: “Il congresso degli industriali ci portava in media 1.500 accrediti, tutti persi. A settembre mancheranno ancora eventi di quel tipo, e per noi sarà un altro mese difficile”.