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Scoperta nave del Cinquecento nel mare di Camogli, iniziate le ricerche sul relitto fotogallery

Grazie alle indagini della Drafinsub la task force di esperti dovrà capire se è davvero la leggendaria Santo Spirito affondata nel 1579

Camogli. Sono iniziate le ricerche in mare sul relitto della nave cinquecentesca scoperta lo scorso febbraio da due sub davanti alla costa tra Camogli e Punta Chiappa. Potrebbe trattarsi della leggendaria “Santo Spirito e Santa Maria di Loreto”, un mercantile della Repubblica di Ragusa naufragato durante il 29 ottobre 1579 proprio in quella zona. A confermarlo (o smentirlo) saranno le indagini condotte in prima linea dalla ditta Drafinsub della famiglia Passeri, ingaggiata dalla Soprintendenza.

In questi giorni le unità navali e il personale specializzato stanno conducendo le prime ispezioni sotto la direzione del servizio tecnico di archeologia subacquea della Soprintendenza. Il relitto si trova a pochi metri dalla riva nella zona di Porto Pidocchio, dove attraccano i battelli che portano i turisti in escursione nelle splendide baie dell’area protetta di Portofino.

Da alcuni giorni si lavora al ritmo di dodici immersioni al giorno in coppia. Ogni immersione dura un’ora e mezza per un totale di 14 ore di immersione continua.  I risultati dei lavori in corso saranno resi noti dopo l’estate, a seguito delle opportune verifiche tecniche e diagnostiche sui reperti, della disamina del contesto di giacitura e delle analisi storico-documentarie, anche se i primi riscontri sono molto promettenti.

Una task force di esperti a livello internazionale, coordinata dalla Soprintendenza, è allo studio per cercare di precisare la datazione e verificare eventuali corrispondenze con la chimera di tutti i subacquei della zona: scoprire la nave ragusea Santo Spirito e Santa Maria di Loreto, naufragata nel 1579 in quelle stesse acque e finora mai ritrovata. Se così fosse, il merito andrebbe a Edoardo Sbaraini e Gabriele Succi, i sommozzatori professionisti della Rasta Divers di Santa Margherita Ligure che per primi l’hanno avvistata e segnalata alla Soprintendenza.

“I lavori procedono a ritmo serrato e in sicurezza – spiega Simonluca Trigona, responsabile del servizio tecnico di archeologia subacquea della Soprintenza ligure – i reperti più piccoli saranno salpati e opportunamente trattati dopo la necessaria attività di documentazione, mentre le testimonianze di maggiori dimensioni e non a rischio di asportazione rimarranno custodite dal mare e opportunamente protette da sacchi di sabbia. Una nuova ordinanza della Capitaneria garantirà la tutela di questo sito. A operazioni concluse e dopo un’attenta analisi dei reperti e delle caratteristiche dell’architettura navale, presenteremo pubblicamente gli esiti delle indagini in corso”.

“Grazie alla scoperta dei Rasta Divers, sommozzatori attentissimi e preparati, alla sensibilità e generosità tutt’altro che scontate di Drafinsub e alla preziosa consulenza dell’archeologa subacquea Giusi Grimaudo, si realizza oggi su questo relitto a Camogli un circolo virtuoso e positivo nel gioco di squadra, con le diverse competenze che, fra pubblico e privato, si coniugano verso il fine del bene comune: la cultura fa bene. Queste ricerche ci consentono oggi di scoprire e costruire tasselli della nostra storia e della nostra identità, col ruolo di coordinamento del Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea della Soprintendenza. La cultura ci costruisce rendendoci come anelli di un’unica catena attraverso il tempo, per poter custodire e tramandare con coscienza le testimonianze del passato nel futuro”, aggiunge Alessandra Cabella della Soprintendenza.

“Da sommozzatori professionisti, da italiani e da liguri ci siamo sentiti di prenderci carico anche della nostra storia – spiega Gianluca Passeri della Drafinsub – Grazie anche alla sensibilizzazione di Giusi Grimaudo di Tesi Archeologia, abbiamo deciso di mettere a disposizione la nostra tecnologia al servizio della storia: a bordo del Messico, il nostro rimorchiatore adibito all’assistenza alle immersioni subacquee ove è prevista anche l’assistenza del medico iperbarico e l’installazione di camere iperbariche, i nostri operatori tecnici lavorano con attrezzature e robot come il Rov (Remotely Operated Vehicle) che è un veicolo subacqueo filoguidato a controllo remoto, il Lars (Launch and Recovery System) che è un ascensore per portare in acqua i sommozzatori in totale sicurezza e permette di gestire l’immersione direttamente alla superfici”.

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