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Sansa e la difesa dell’acqua: “In Val d’Aveto sì a mulino, no alla centrale”

"Siamo a favore dell'idroelettrico ma non se porta a strizzare i torrenti". Il sindaco di "Santo" annuncia un ricorso

Genova. “Una piccola centrale idroelettrica, un piccolo ruscello, un piccolo mulino, un piccolo paese montano: anche dalle scelte sulle piccole cose si giudica un modo di governare. Per questo noi stiamo con il Consorzio rurale di Alpicella d’Aveto, che vuole bloccare l’installazione di una centrale idroelettrica ad opera della Remna srl di Milano”, così Ferruccio Sansa, candidato per centrosinistra e M5s alle regionali dopo la fine del suo primo “tour” nell’entroterra.

“Noi siamo a favore dell’idroelettrico perché è una fonte di energia alternativa al fossile. Ma in Italia i piccoli corsi d’acqua rischiano di essere strizzati da centraline che garantiscono minime quantità di energia. Il dubbio talvolta è che l’affare non sia produrre energia, ma garantire incentivi come è avvenuto massicciamente purtroppo sulle Dolomiti. E non solo. In questo caso, siamo contro l’autorizzazione malauguratamente concessa dalla Regione Liguria e lotteremo affinché il progetto sia bloccato in sede di conferenza dei servizi della Città metropolitana di Genova. E siamo a favore del recupero e del riuso dell’antico Mulino Cerri, con il progetto del Consorzio rurale di restituirlo all’attività di macinazione e alle visite dei turisti”, continua Sansa in un post su Fb.

“La centrale, invece, attingerebbe le acque dal piccolo Rio Canneto convogliandole a pressione con una condotta di 1400 metri nell’impianto posto più a valle, quasi alla confluenza con il Torrente Gramizza, tributario dell’Aveto. Il rischio concreto è che la portata d’acqua del Rio Canneto si riduca notevolmente, danneggiando un incantevole ecosistema fatto di laghetti, cascatelle, fauna ittica, rendendo impossibile la presa idrica all’antico mulino. In un caso del genere, sarebbe stata utile una valutazione d’impatto ambientale, ma Remna srl dichiara 49,9 kilowatt di potenza dell’impianto, al di sotto dei 50 kw oltre i quali è obbligatoria la procedura di verifica. La centrale oltretutto darebbe un minimo vantaggio alla comunità locale: al Comune di Santo Stefano d’Aveto andrebbe solo il 3 per cento degli utili generati dalla vendita dell’energia alla rete elettrica. Parliamo di circa 2 mila euro l’anno. Non è questo lo sviluppo che vogliamo”, prosegue il candidato.

Sulla questione anche il sindaco di Santo Stefano d’Aveto Giuseppe Tassi, che non si vuole arrendere: “Sto dalla parte del Consorzio rurale e degli abitanti di Alpicella. In Regione – spiega – hanno fatto tutto senza dire niente a nessuno, ed ecco il pasticcio. Ora il prelievo d’acqua è autorizzato, ma noi speriamo di far valere il nostro parere contrario in sede di conferenza dei servizi. Se anche la Città metropolitana darà il parere positivo, allora faremo ricorso al Tar. Questo progetto, oltre a provocare danni al patrimonio naturale (si pensi alla presenza del gambero di fiume, una specie protetta), blocca il recupero dell’antico mulino Cerri, dove si pensava di tornare a macinare il grano e di aprire ai visitatori per valorizzare ulteriormente questo territorio”.

Remna srl ha costruito altri piccoli impianti in Liguria. Nel 2017 la protesta degli abitanti della zona di Pigna (Alta val Nervia, provincia di Imperia) impedì alla stessa società di realizzare un’analoga centrale idroelettrica. Anche in quel caso, si paventarono danni alla natura per la presenza del piccolo gambero di fiume.