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Riapertura scuole, e se l’alunno è sintomatico? Presidi e docenti: “Si punti sui tamponi”

Le linee guida del comitato tecnico scientifico parlano di quarantene per insegnanti e compagni di classe. Ma si teme che i supplenti possano non bastare

Genova. Manca meno di un mese alla riapertura delle scuole (in Liguria il 14 settembre) di ogni ordine e grado. Un paio di settimane, addirittura, per quanto riguarda i recuperi. Pochissimi giorni, in un momento in cui la recrudescenza del virus fa paura e in cui le incognite restano tante, troppe. Non stiamo parlando di spazi a disposizione – diamo per assodato che ci saranno e ci saranno i fondi per le scuole che avranno bisogno di affittare stanze in più – e non stiamo parlando neppure dei famigerati banchi monoposto o con le rotelle.

Il vero problema rischia di essere, a tutti gli effetti, la gestione degli eventuali casi di positività al coronavirus all’interno delle scuole. Isolamento e distanziamento sembrano essere, al momento, le armi scelte dall’Istituto superiore di Sanità per contrastare i contagi. Il riconoscimento e il tracciamento restano armi spuntate, di secondo piano. E questo preoccupa famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici. Di scuole pubbliche e scuole private. Perché i 77 medici o operatori sanitari scolastici assunti in via straordinaria dal sistema sanitario regionale rischiano di non bastare, così come rischiano di non bastare i supplenti in caso di quarantene multiple.

Le linee guida che il ministero dell’Istruzione potrebbe recepire e diramare a breve, infatti, dicono cosa fare in caso di alunno sintomatico: il docente deve avvisare il referente scolastico per il Covid 19, questo chiama i genitori dell’alunno, il minore viene portato in una stanza di isolamento in compagnia di un adulto con mascherina di protezione. I genitori portano il ragazzo a casa e avvisano il medico e pediatria di famiglia. Scatta il tampone, con i tempi della sanità, e se l’alunno risulta positivo insegnanti e ragazzi o bambini che sono stati in contatto con lui entrano in quarantena preventiva.

Vanessa Niri, pedagogista, giornalista e responsabile educazione dell’Arci di Genova, centra il punto in un post su Facebook:

Ci sono tantissime domande che mi pongo, sul senso della quarantena per tutta la classe in caso di un alunno trovato positivo.
Tantissime davvero.
Ma ne scelgo una.
In che modo si pensa di portare avanti la didattica di una scuola se, in caso di minore positivo entrano in quarantena anche gli insegnanti della classe, come dice il documento?
Un insegnante della Primaria moduli lavora con due o tre classi.
Un insegnante della secondaria inferiore con una media di cinque o sei ( dipende dalla materia: possono essere anche molte di più, o di meno).
Uguale alle superiori.
A volte gli insegnanti lavorano su diversi plessi.
Con un alunno positivo, entrano quindi in quarantena tra due e quattro maestr* della primaria oppure circa dieci professor* della secondaria.
La classe dell’alunno contagiato sarà a casa, certo, ma tutte le altre no. E a quel punto, chi le copre?
È un turn over ingestibile per qualunque struttura.

La soluzione ci sarebbe, e la stessa Vanessa Niri la mette sul piatto, ma nessuno ne parla, a livello ministeriale quanto a livello regionale, ed è una: tamponi. Il problema della quarantena per i contatti di caso sarebbe limitato se per tutti questi, e non solo per l’alunno positivo, venisse effettuato immediatamente un tampone (come quelli che si fanno sulle navi da crociera o in aeroporto, non sarà impossibile effettuarli nelle scuole, giusto?). In caso di negatività, si resta al lavoro, o al banco. Inoltre questo sistema permetterebbe di effettuare analisi statistiche sull’andamento del virus.

Anche Paolo Fasce, dirigente scolastico dell’istituto nautico San Giorgio di Genova, ha qualche perplessità sulla bozza di linee guida. “Da un punto di vista formale, il Miur se la cava autorizzando le chiamate ai supplenti dal primo giorno. Il problema, specie nel primo ciclo, sarà trovarli e, naturalmente, il timing”, afferma. Sì perché, se i contagi dovessero essere in numero consistente non sarebbe affatto semplice coprire i posti vacanti né organizzare i supplenti in modo che non ci siano troppi sbalzi didattici.

Non solo, cosa succederebbe in caso un’intera classe dovesse essere messa in isolamento? Si ripartirebbe con la didattica a distanza (lo dice il comitato tecnico scientifico). Con tutti i problemi di gestione, anche per le famiglie, che ne conseguono.

Altro problema pratico legato al tracciamento dei contagi è stato denunciato da Andrea Stimamiglio, medico genovese e segretario Federazione italiana medici di medicina generale della Liguria, che ha denunciato “la mancanza di dispositivi di protezione per eseguire i test sierologici al personale scolastico prima del rientro a scuola, a partire dal prossimo 24 agosto”.

A settembre gli alunni che torneranno in classe saranno 170 mila, 25 mila i lavoratori tra docenti e personale tecnico e amministrativo. Molti dirigenti scolastici hanno passato l’estate, e stanno continuando a farlo, con il metro in mano (letteramente e metaforicamente parlando) a cercare di disegnare geometrie variabili in base a quelle che saranno le indicazioni definitive del comitato tecnico scientifico. In molti preferiscono non commentare una situazione che, al momento, li vede legalmente responsabili di quanto dovesse accadere all’interno delle mura scolastiche.

Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, l’associazione nazionale presidi ha avanzato una richiesta al governo: “Abbiamo chiesto prima della riapertura delle scuole di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici in relazione alla sicurezza sugli ambienti di lavoro. Il covid è equiparato a un incidente sul lavoro. Se il dirigente scolastico attua il protocollo sanitario allora non gli si deve imputare nulla. Non parliamo di scudo penale perché quello fa riferimento a soggetti che hanno commesso reati, e i presidi non sono delinquenti o malfattori”.