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Ponte Morandi, il padre di Luigi Altadonna: “Passati due anni ma sono sempre le 11e36”

"Sotto il nuovo viadotto ci passo tutti i giorni, sopra no, non ci passerò mai, non dopo quello che è accaduto a mio figlio"

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Genova. “Oggi è un giorno di tristezza ma anche un giorno di rabbia, sono passati due anni ma io sono sempre fermo alle 11e36 di quel giorno”, così Giuseppe Altadonna, padre di Luigi, che a 34 anni, lasciando la moglie Lara e quattro figli piccoli, è morto precipitando con il furgone di Mondo Convenienza su cui lavorava. Il suo collega, Gianluca Ardini, riuscì a salvarsi dopo essere rimasto appeso nel vuoto per lunghissimi minuti alla cintura di sicurezza.

“Mischio rabbia e tristezza perché non doveva succedere, era una strage annunciata, perciò c’è tanta rabbia – dice Altadonna, presente alla commemorazione delle 43 vittime nel secondo anniversario del crollo – il nuovo viadotto? Ci passo tutti i giorni qui, purtroppo, perché abito in questa zona, ma sopra no, non ci andrò mai, da lì è volato mio figlio e non credo che ci andrò mai”.

“È una giornata di memoria, niente di più, in un luogo che è un cimitero. Io sono sempre fermo alle 11:36 di due anni fa”, ha concluso prima di prendere posto nello spazio riservato ai familiari. Con lui la moglie e il figlio minore.