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Ponte Morandi due anni dopo, monsignor Tasca: “Il dolore non ha l’ultima parola” fotogallery

Nella chiesa di Certosa la messa in suffragio per le 43 vittime del disastro

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Genova. Si è aperta con la lettura dei nomi delle 43 vittime da parte di Don Gianandrea Grosso, parroco di San Bartolomeo della Certosa, la messa in suffragio per i morti di ponte Morandi ed in questo modo è iniziato il giorno del secondo anniversario del disastro. La funzione religiosa è celebrata dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca che, prima di entrare in chiesa, ha ribadito come “quanto accaduto non si debba dimenticare mai, ma il dolore può essere vissuto con speranza, bisogna guardare avanti con fiducia”.

E poi, durante la messa, altre parole di concreto stimolo, pur nella constatazione del difficile stato in cui versano, tutt’oggi, i familiari di chi ha perso la vita. “Siamo anche oggi qui a chiederci perché e non avere risposte ma bisogna ricordare che il dolore e la sofferenza non hanno l’ultima parola, al Signore dobbiamo chiedere di darci la grazia per sperimentare questo”, uno dei passaggi dell’omelia.

Tra i familiari delle vittime Paola Vicini, madre di Mirko, i genitori e il fratello di Luigi Matti Altadonna, Emmanuel Diaz, fratello di Henry. Alla messa anche l’architetto Stefano Boeri, ideatore del progetto di riqualificazione delle aree sotto il nuovo viadotto.

Molti cittadini e diversi rappresentanti delle istituzioni tra cui il sindaco di Genova Marco Bucci: “Oggi la giornata sarà tutta per il ricordo di queste persone, anche la targa che scopriremo a Tursi ha questo significato, ma da Genova oggi deve partire un altro messaggio, un monito, affinché si trovino le risorse umane, finanziarie e tecnologiche per fare sì che le infrastrutture non siano solo belle ma anche sicure”. Presente per la regione l’assessore alla Formazione Ilaria Cavo. In disparte, il candidato alla regionali Ferruccio Sansa con Marco Preve.