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Omicidio San Biagio, per gli amici “uomo perbene” ma “folle di gelosia”: i figli volevano denunciarlo per le pressioni

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Genova. Un uomo perbene, “tutto casa e lavoro” che stravedeva per i figli e per il loro cagnolino, che amava la natura e per la famiglia si faceva in quattro. Così i colleghi della rimessa Amt di Sampierdarena descrivono Pasquale Scalamandré, il 62enne ucciso ieri sera dal figlio maggiore al culmine di una lite. “Non sospettavamo di questa sua vena violenta, io sono caduto dalle nuvole” racconta un autista che lo conosceva da 20 anni.

“Certo era molto geloso della moglie e aveva patito moltissimo la separazione, era dimagrito molto e non accettava che scherzassimo sull’argomento”.

 

“Una brava persona ma folle di gelosia: è il ritratto tipico degli uomini che commettono violenza in famiglia tracciato da chi queste situazioni le vive dall’esterno” spiega Nadia Calafato, avvocato del centro antiviolenza Mascherona. Proprio il centro aveva assistito Laura Di Santo quando il 1 gennaio di quest’anno aveva deciso di denunciare il marito dopo anni di violenze fisiche e psicologiche. Il vaso per la donna era traboccato la sera prima, la notte di San Silvestro: la coppia era a festeggiare l’anno nuovo in un ristorante insieme ad alcuni amici. A mezzanotte al momento del bacio, tuttavia Laura si era ritratta: i rapporti con il marito si erano fatti tesi e lei non aveva voglia di baciarlo in quel momento. Scalamandré a quel punto si era pesantemente alterato tanto che alcuni amici si erano offerti di ospitare la donna per la notte.

Il giorno successivo era andata a presentare denuncia raccontando di soprusi che andavano avanti da anni fino all’infanzia dei bambini ma si erano pesantemente acuiti dal maggio del 2019. Prima ancora qua e là si trovano sui social delle foto apparentemente felici della famiglia, volti sorridenti in occasioni di festa ma è anche vero che nei selfie tutti fingiamo di essere felici sennò a cosa servirebbero?

Dopo la denuncia la donna si era fatta ospitare da alcune amiche nonostante il provvedimento del giudice con il divieto di avvicinamento per Scalamandré: “Divieto che lui non rispettava, riusciva a scoprire dove dormiva e la aspettava sotto casa. Per questo avevamo mandato la donna in una struttura protetta fuori Regione” spiega ancora l’avvocato. A quel punto l’uomo se l’era presa con i figli: “Faceva pressioni continue sui ragazzi perché modificassero le dichiarazioni e gli dicessero dove si trovava la madre. Li minacciava di tagliargli gli alimenti al punto che entrambi, esasperati, “erano pronti ad andare in Questura per denunciare le pressioni del padre” racconta ancora l’avvocato.

Soprattutto Simone, il più piccolo, stava patendo pesantemente la situazione. Il 20enne, difeso dall’avvocato Calafato, è al momento indagato a piede libero per l’omicidio del padre in concorso con il fratello maggiore Alessio che ha confessato il delitto e si trova nel carcere di Marassi.

Il 30 settembre era stata fissata l’udienza preliminare davanti al gup Claudio Siclari con l’ex autista accusato di maltrattamenti in famiglia ma anche di violazione dei provvedimenti di allontanamento, un articolo introdotto dal nuovo Codice rosso. Ovviamente il processo è archiviato per morte del reo.