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Nuovo forno crematorio in Valpolcevera: gli abitanti di San Biagio pronti alla protesta fotogallery

Incontro in piazza il 19 agosto e raccolta firme contro il progetto. "Qui ormai mancano solo le scorie radiattive"

Genova. Un incontro pubblico e una raccolta firme per dire no al nuovo forno crematorio nel cimitero della Biacca a San Biagio. Lo stanno organizzando gli abitanti del quartiere dopo che il Comune di Genova lo scorso 30 luglio ha deliberato la realizzazione del nuovo impianto per far fronte all’incremento delle richieste di cremazione nel Comune di Genova (passate dal 61% al 79,46% in cinque anni) che renderebbe insufficiente l’impianto di Staglieno, dotato di 4 forni.

“Qui ci mancano le scorie radioattive poi abbiamo tutto” prova a scherzare Marco Torretta del comitato di San Biagio. Nella stessa zona è presente da anni un cantiere del terzo valico ferroviario e fino a pochi mesi fa erano ammassati i detriti del ponte Morandi.

Un quartiere che risulta ‘comodo’ per essere a due passi dall’autostrada e che attende invano da danni “un’area verde che doveva essere realizzata come oneri di urbanizzazione al tempo della costruzione delle abitazioni ma nel frattempo Coopsette è fallita e quell’area ora è stata addirittura messa all’asta” e ora rischia di trovarsi l’ennesimo macigno dal punto di vista ambientale: “I forni crematori provocano emissioni inquinati per la salute e il cimitero della Biacca si trova in linea d’aria a 30 metri dal Borgo di San Biagio”.

Alcuni dettagli del progetto emergono grazie a un articolo 54 presentato dal consigliere comunale Paolo Putti. Tra le proposte arrivate a Tursi per il project financing quella risultata vincitrice è stata presentata da un consorzio di aziende lombarde (Ati Crezza, Tempio crematorio lombardo e Schena servizi). Il progetto prevede un corpo di fabbrica di 780 mq sul lato est del cimitero con una parte visitabile dal pubblico e una parte riservata agli operatori. All’interno, la sala forni avrà una superficie di circa 270 mq. in cui saranno realizzati 2 forni di cremazione e la previsione della realizzazione di un terzo forno a partire dal quarto anno di gestione.

Gli abitanti lamentano fra l’altro di non essere stati informati del progetto e ora chiedono un incontro al Comune di Genova. Mercoledì 19 agosto si sono dati appuntamento nel parcheggio pubblico del quartiere per raccogliere le firme contro il progetto e organizzare una protesta pacifica: “Andremo al Matitone o sotto Tursi – spiega Torretta – e se non vorranno incontrarci siamo pronti anche ad andare per le vie legali perché il forno crematorio oltre a essere dannoso per la salute causerà un ulteriore deprezzamento delle nostre abitazioni, in un quartiere come la Valpolcevera in cui a partire dal crollo del ponte Morandi i valori degli immobili sono precipitati. Se andranno avanti con il progetto ci sono famiglie che potrebbero voler lasciare il quartiere per tutelare la salute dei propri figli che devono essere risarcite”.