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Nodo di San Benigno, il cantiere riparte (stavolta sul serio): tre anni di lavori per la nuova viabilità

Un nuovo viadotto su via di Francia e rivoluzione tra lungomare Canepa e l'elicoidale: ecco cosa cambierà per la viabilità

Genova. La notizia è di quelle difficili da credere, anche perché non sarebbe la prima volta che l’annuncio rimane lettera morta. Eppure stavolta la conferma arriva direttamente da chi ci lavora: è ripartito da alcuni giorni il cantiere del nodo di San Benigno, un sistema di rampe e viadotti che risolverà i problemi del traffico nel crocevia nevralgico tra il casello di Genova Ovest, la Sopraelevata, l’entrata del porto e lungomare Canepa.

A eseguire i lavori è Pavimental, società del gruppo Autostrade (stazione appaltante e finanziatrice dell’opera con quasi 30 milioni di euro) che aveva già realizzato il primo lotto e che oggi ha ripreso il testimone dopo il fallimento della storica ditta Carena, vincitrice dell’appalto per il secondo lotto. Il via libera dal ministero dei trasporti per l’affidamento in house era arrivato a novembre 2019, ma nel frattempo non si è mosso nulla, sia per l’arrivo del lockdown sia perché le maestranze sono state dirottate sulla messa in sicurezza dell’elicoidale che collega il nuovo ponte sul Polcevera all’autostrada A7.

Sulla tabella di marcia c’è almeno un anno di ritardo, visto che a settembre 2019 si era fermato tutto alle prime avvisaglie di naufragio della Carena. Con le ultime varianti chieste e ottenute dal Comune di Genova la consegna (comunque in ritardo di anni rispetto alle attese) sarebbe stata prevista nel 2022, ma il crono-programma aggiornato stima adesso tre anni per completare tutti gli interventi. Le prime settimane serviranno ad allestire il cantiere, poi si entrerà nel vivo delle operazioni. Che riprenderanno da dove si erano interrotte, e cioè dalla zona di via di Francia.

Cosa cambia per la viabilità

Accanto al centro direzionale di San Benigno sorgerà il nuovo viadotto che collegherà la Sopraelevata e il casello di Genova Ovest a lungomare Canepa. Non sarà più necessario né passare accanto al Wtc né immettersi sull’elicoidale affrontando un pericoloso stop. Inoltre ci sarà una nuova rampa per immettersi più agevolmente sulla Sopraelevata arrivando da lungomare Canepa. Alcune pile, visibili oltre le transenne in via di Francia, sono già pronte per l’elevazione, altre sono ancora ferme alle sotto-fondazioni. Di certo, però, non sarà un lavoro semplice e non mancheranno i disagi.

A complicare le operazioni sarà soprattutto la scelta di non demolire la rampa che sale da via Cantore, ritenuta fondamentale per lo scorrimento del traffico dopo la simulazione di chiusura nel 2018. In questo modo un tratto del viadotto esistente dovrà essere abbattuto e ricostruito per adeguarlo al transito dei mezzi pesanti, poi una delle nuove campate su via di Francia sarà realizzata in via provvisoria, rimossa e quindi riposizionata in un secondo momento. Ancora una volta entreranno in azione le maxi gru usate ad esempio per le campate del “lotto 10” a Cornigliano.

La fase clou, quella che vedrà concentrati più disagi, dovrebbe cadere tra aprile e giugno 2021 e durerà all’incirca due settimane. Le chiusure al traffico saranno tutte in orario notturno e riguarderanno specialmente via Cantore, ma durante le operazioni di varo sulla linea ferroviaria Genova-Savona sarà necessario interrompere anche la circolazione dei treni. Nel frattempo Pavimental dovrà negoziare con Rfi e Trenitalia tutte le autorizzazioni e le programmazioni che erano già state fissate da Carena prima del disastro finanziario.

Questa prima parte, il cosiddetto “ambito D”, dovrebbe essere terminata nel giro di due anni. Ancora più complesse saranno però le opere da realizzare tra lungomare Canepa e l’elicoidale, sulle carte citate come “ambito E”, necessarie per eliminare le interferenze col traffico portuale. Per evitare l’incrocio tra auto e mezzi pesanti in entrata e uscita dal nuovo varco Etiopia la rotatoria del progetto originario è stata cancellata e sostituita da uno svincolo sopraelevato riservato ai camion. Una variante che ha fatto schizzare del 30% il costo dei lavori e che attualmente è ancora sottoposta a perizie tecniche, benché ormai approvata e forte di tutte le autorizzazioni necessarie.

Al cantiere del nodo lavoreranno un centinaio di lavoratori edili, di cui una ventina reduci dal fallimento di Carena (gli altri sono stati accompagnati alla pensione o hanno trovato altre sistemazioni). “Siamo molto contenti per l’avvio di un’opera che definiamo strategica – commenta Federico Pezzoli, segretario ligure della Fillea Cgil -. Ne abbiamo bisogno come il pane anche perché darà sollievo al porto. Questa è solo una delle grandi opere che potranno rilanciare l’economia ligure. E’ una sfida che bisogna cogliere”.

In ballo ci sono ancora alcune assunzioni che dipenderanno dall’impatto dei cantieri autostradali nei prossimi mesi. Se infatti Pavimental, che attualmente impiega circa 400 operai in Liguria, dovrà destinare più operai su viadotti e gallerie, per rispettare la tempistica del nodo di San Benigno sarà necessario integrare con nuovo personale. In ogni caso un nuovo stop sembra scongiurato. Almeno per ora.

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