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Lagaccio, partita la bonifica dei giardini Lo Giudice: “Riaperti entro un mese” fotogallery

Chiusi dal 2017, da anni sono un buco nero del quartiere

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Genova. Uno spazio pubblico dedicato alla socialità e alle attività del quartiere, strappato al cemento dei palazzi e delle strade tortuose che lo circondano, che dopo una riqualificazione “conquistata” dai cittadini, giace inutilizzato, tra degrado e abbandono.

Sono i giardini Lo Giudice, sorti nel cuore del Lagaccio, tra un terrazzamento e un altro, quasi a formare un parco pubblico pensile, utilizzato anche dalle associazioni del quartiere per attività, feste e momenti di socialità, chiusi oramai dal 2017 in attesa di una nuova bonifica, che finalmente potrebbe arrivare in queste settimane.

“Invece di riparare le cose, sono stati chiusi, pezzo dopo pezzo, parti del giardino – ci spiega Sandro Balestrieri, uno dei coordinatori della Fratellanza Artigiana Genovese, che insieme ad altre associazione dei quartiere ha animato lo spazio con feste, concerti e attività – prima la scala che collegava il parco con la strada che passa sopra, poi la piccola casetta che veniva utilizzata per le attività dopo scuola dei ragazzi”.

Due anni fa la chiusura definitiva e la solita burocrazia pachidermica, lentissima quando si tratta di beni collettivi: dopo alcune segnalazioni i giardini vengono chiusi per una crepa sul muraglione dl palazzo soprastante, che viene messa sotto monitoraggio: “Dopo le verifiche tecniche sono stati posti i vetrini nelle fessure del muraglione – spiega Andrea Grasso, assessore del Municipio I Centro Es – l’ultima verifica è stata fatta la scorsa settimana con esito positivo. Sono state rimosse alcune piante infestanti, e partirà a breve la pulizia”.

“Il problema è che dopo anni di abbandono l’intervento dovrà essere molto impegnativo – ci spiega Balestieri – visto che la vegetazione infestante ha completamente invaso la copertura, senza dimenticare una bonifica completa dell’area, visto che da tempo viene usata come discarica e luogo di ritrovo e bivacco notturno”.

Una zona che per anni è stata un vero e proprio buco nero: siamo andati a visitarlo, accompagnati da Sandro, e l’impressione è tanta, nel vedere i “segni di vita” ancora ben visibili, come i murales dei bimbi che emergono dalle erbacce, o l’area giochi “muta” e scolorita dal sole e dalle intemperie. E poi il gazebo stracciato, e la casetta col il buco nel tetto. “Questo era un luogo di ritrovo per molte persone, per gli anziani e per le famiglie – racconta – qua facevamo le feste, i concerti e le cene di quartiere. Molti degli arredi sono stati acquistati e curati dai residenti e le associazioni”.

L’affetto per il luogo è tale che da mesi alcuni striscioni sono comparsi sulle inferriate, striscioni di protesta che forse sono serviti a far capire quanto importante sia questo piccolo, ma grande, pezzo di città. Andrea Grasso è ottimista: “Contiamo di riaprirli entro un mese, prima della ripartenza delle scuole – afferma – è già in parola un patto d’area per la gestione dello spazio con le realtà del territori, che confermeremo, e i giardini torneranno ad essere utilizzabili”. Meglio tardi che mai.