Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

“Il filobus? Così non servirà a niente”. E la Valbisagno adesso pensa ad allargare le strade

Il presidente del Municipio D'Avolio: "Necessario costruire gli argini e acquisire aree demaniali per avere più corsie riservate"

Genova. Costruire nuovi argini sul torrente, acquisire aree demaniali, allargare la strada ovunque sia possibile per creare percorsi riservati al trasporto pubblico. Nel futuro della Valbisagno c’è ufficialmente il filobus, progetto approvato dal ministero dei trasporti che però non risolve la maggior parte delle criticità che da sempre impediscono a questa direttrice cittadina di avere una mobilità almeno accettabile. E allora si tratterà di trovare una ricetta perché quella strategia, che a molti non piace, funzioni nel miglior modo possibile.

“Continuo a pensare che sia stata una scelta sbagliata, ma comunque sarà indispensabile riuscire a ricavare il maggior numero di corsie riservate possibili, più corridoi di qualità con la possibilità di dare precedenza al trasporto pubblico – spiega il presidente del Municipio, Roberto D’Avolio -. Ritengo necessario cercare di sfruttare al massimo tutte le porzioni di terreno demaniale lungo l’argine del torrente, ma anche un adeguamento dell’argine stesso in sponda destra“.

Generica

Lo studio del Comune di Genova presentato in seconda battuta al Mit – la prima documentazione era stata bocciata per mancanza dei requisiti minimi – prevede sull’asse della Valbisagno una corsia riservata per il 57% del percorso. La zona critica è quella tra Staglieno e Molassana.

Generica

I nuovi filobus saranno costretti a mischiarsi al traffico privato lungo il tratto di via Piacenza fino al ponte Feritore (in alcuni punti verrà ricavata la corsia gialla in direzione centro), per tutta via Emilia a salire fino a Molassana. E poi ancora niente sede protetta per gran parte di via Molassana, così come a Struppa in corrispondenza della Doria e verso il capolinea di Prato.

Generica

Quello che sta valutando il Municipio, insomma, è la possibilità di ottenere più spazio dove oggi non c’è. “Ci sono varie aree demaniali che vanno prese in considerazione”, dice D’Avolio che pensa ad allargare via Emilia nel tratto a monte. E poi costruire nuovi argini nel punto più critico per il traffico, dove c’è solo una corsia per senso di marcia. Un intervento di natura idraulica che permetterebbe di ricavare centimetri sulla sede stradale, ma che sarebbe connesso ai lavori dello scolmatore e quindi difficilmente programmabile prima dei prossimi quattro anni, oltre al fatto che andrebbero trovati i soldi. “Non è detto però che non possa essere propedeutico”, osserva D’Avolio.

“Noi non siamo mai stati coinvolti, non ci siamo mai seduti intorno a un tavolo – continua il presidente della Media Valbisagno -. Se l’asse protetto rimarrà questo, poco più della metà del percorso, per i cittadini della valle non cambierà assolutamente nulla. Non c’è alcuna strategia di lungo termine sulla mobilità. E lo Skytram di cui si parla è solo fumo negli occhi”.

Senza contare che, per tracciare quelle poche corsie gialle in più, il Comune dovrebbe istituire una zona a traffico limitato ed eliminare una buona parte di posti auto. Una misura che farà alzare le barricate a cittadini e commercianti. Com’era già successo, a onor del vero, quando si parlava di tranvia.