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“Giustizia per Martina”: adesivi e una grande scritta nel paese dove vivono Vanneschi e Albertoni

L'azione rivendicata da un gruppo di femministe sulle orme del tentativo fatto dai portuali genovesi

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Genova. Adesivi su ogni cartello stradale che indica il paese di Castiglion Fibiocchi, dove abitano Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, recentemente assolti in appello, dopo la condanna in primo grado, per la morte di Martina Rossi, precipitata da un balcone il 3 agosto 2011 per fuggire a uno stupro (almeno secondo l’accusa e secondo i giudici di primo grado che li avevano condannati a 5 anni.

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Oltre agli adesivi sul muraglione di ingresso del paese anche una grande scritta: “Martina Rossi Voleva Vivere Non Morire per Violenza” .

A portare a termine l’azione dimostrativa un gruppo di donne che, come scrivono in una lettera aperta al Calp, hanno scelto di ripercorrere le stesse strade che hanno portato lo scorso giugno sette portuali genovesi ad essere denunciati perché a bordo di un furgone erano arrivati a Castiglion Fibiocchi con uno striscione, bombolette spray e altri oggetti che sono stati poi sequestrati.

“L’ingiustizia di Stato che commisura fogli di via per pericolosità sociale a 7 di voi e poi assolve chi ha agito violenza su Martina, lasciando uomini liberi di violentare altre donne come quelli che molte di noi hanno incontrato, non è chiusa per noi – scrivono le autrici dell’azione – Non siamo disposte a delegare la nostra libertà e la nostra vita allo Stato o alla giustizia: non saranno loro a proteggerci dalla violenza perché essi stessi sono violenti.

“La scritta sul muraglione che porta al paese – spiegano nella lettera – risponde alla dichiarazione di uno dei due condannati che dopo l’assoluzione si è permesso di dire ‘finalmente è venuta fuori la verità, quella che voleva anche lei’ … Martina voleva vivere non morire per mano vostra. Così come tutte le donne che sono state uccise per mano di uno o più uomini violenti. Un grido di lotta per tutte, a unirsi per spezzare la volontà di chi vuole piegarci, sottometterci, violentarci e ammazzarci”.