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Festival della Bioetica, premio a Franco Henriquet, fondatore della Gigi Ghirotti

Da 35 anni impegnato nell'assistenza dei malati incurabili e delle loro famiglie

Genova. Franco Henriquet, fondatore e presidente della Gigi Ghirotti, riceverà il premio del Festival della Bioetica, in programma a Santa Margherita Ligure il 27 e il 28 agosto.

Il festival, giunto alla quarta edizione, come tema focale di quest’anno ha “la cura”, e il premio sarà conferito a Henriquet per i suoi 35 anni spesi nell’assistenza ai malati inguaribili e alle loro famiglie, “missione” sulla quale è stata costruita l’associazione Gigi Ghirotto, divenuta esempio e riferimento nazionale e non.

Il Festival di Bioetica prevede nei due giorni una serie di incontri a Villa Durazzo tra le 15 e le 18.30 e, alla sera alle 21, due tavole rotonde – una giovedì 27 e l’altra venerdì 28 – all’Anfiteatro Bindi. Sono previsti intermezzi musicali. Il premio sarà consegnato nella serata di venerdì 28 agosto.

«A livello personale, ma tanto più come amministratore locale, credo che le riflessioni bioetiche possano rappresentare un patrimonio di idee – che nascono dal confronto, dalla verifica, dal dialogo anche dialettico – a cui attingere per costruire una visione di sviluppo del proprio territorio – commenta il sindaco di Santa Margherita Ligure Paolo Donadoni – La bioetica alimenta prospettive di crescita. I compiti delle persone nella loro vita e degli amministratori nella gestione della collettività, sono per l’appunto saper costruire prospettive di crescita. Queste prospettive di crescita è fondamentale che rimangano legate a una visione umanistica della vita e delle attività del sapiens. Talora si contesta una deriva in epoca contemporanea verso valori economicistici perdendo di vista la radice umanistica della cultura occidentale e penso che la bioetica ci possa riportare a questa nostra radice e che questo percorso sia sicuramente meritevole per riappropriarci del senso progresso, affinché sia un progresso a vantaggio del pianeta e degli umani, per i quali il pianeta rappresenta – ad oggi – l’unica nicchia ecologica».

L’epidemia del coronavirus, la prima emergenza globale dopo la rivoluzione digitale, ha scatenato paure profonde ma potrebbe anche essere l’occasione di riflettere su quello che sta cambiando sotto i nostri occhi. La nostra società è dominata dalla categoria del rischio, nel duplice senso che lo produce e se ne difende. Le modalità stesse in cui sono stati presentati i rischi hanno talora rappresentato più una riflessione sulle proprie ansie e sulla propria impotenza ad agire piuttosto che una maniera utile di pensare a come si dovrebbe procedere per assicurare una migliore protezione al nostro mondo. Ma è possibile superare il modello dominante della società del rischio? Come potremmo affrontare le sfide che ci attendono? A quale modello alternativo potremmo riferirci?

A questi interrogativi intende rispondere il Festival di Bioetica 2020, configurando un modello di società ispirato alla cura. L’idea di una Democrazia della Cura si riferisce alla relazione di soggetti che lavorano in relazione con altri nella consapevolezza della reciproca interdipendenza e del riconoscimento della comune vulnerabilità, intesa come una condizione strutturale della vita umana.

«Sembra giunto il momento di chiederci se il trauma collettivo della pandemia non abbia attivato anche comportamenti positivi – osserva la prof.ssa Luisella Battaglia, presidente dell’Istituto Italiano di Bioetica e ideatrice del Festival -, contribuendo a suscitare sentimenti solidali e altruistici che negli ultimi decenni erano stati trascurati, se non smarriti. Taluni eventi che irrompono drammaticamente nelle nostre vite, oltre a costituire un rischio da cui nessuno può sentirsi esente possono contribuire a farci riconoscere la nostra appartenenza a una comunità di destino. Ecco che l’attenzione può divenire un elemento fondamentale del prendersi cura e generare effetti costruttivi: solidarietà, empatia, apertura al vissuto delle persone col loro carico di sofferenze. Un ‘prendersi cura’ che significhi anche guardare al mondo animale in termini di etica della responsabilità nella consapevolezza che noi umani siamo parti di un ecosistema in cui la salute di ogni elemento – umano, animale, ambientale – è strettamente interdipendente».

«Dovremmo pensare a un approccio integrato e parlare di una ‘salute circolare’ (One Health)” sottolinea Battaglia, facendo riferimento all’enciclica Laudato sì, in cui si ricorda che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e l’altra sociale, bensì una sola complessa crisi socio-ambientale».

La sfida posta alla bioetica dalla catastrofe della pandemia dovrebbe essere l’elaborazione di un’etica della responsabilità su scala mondiale come sola adeguata ad affrontare i problemi cruciali di sopravvivenza per un’umanità intesa ormai come una comunità di destino.
La quarta edizione del Festival di Bioetica è organizzata in collaborazione con il Comune di Santa Margherita Ligure, ha ottenuto il patrocinio di: Regione Liguria, Comune di Genova e Città Metropolitana, Comitato Nazionale per la Bioetica, Istituto Italiano di Tecnologia, Scuola di Robotica, Biogem, Università di Genova, Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Provincia di Genova, Fondazione Carige.