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Faggiano, nuovo Ds del Genoa: “Non sono un tagliatore di teste, ma ci sta una rivoluzione, anche mentale”

"Il Genoa è una sfida per me: nel mio contratto non ho messo premio per la salvezza, solo a salire"

Genova. Districarsi in una società che ha una lunghissima lista di giocatori di rientro non sarà facile, come non è facile lavorare per un presidente come Enrico Preziosi, ma Daniele Faggiano, nuovo direttore sportivo del Genoa, mostra di avere le spalle larghe e liquida il fatto che l’anno scorso nel suo ruolo sono ‘passati’ in due con una battuta: “Pesavano in due meno di me”.

Un contratto di ancora due anni al Parma, astro nascente (ha 42 anni), ma già di lunga esperienza nella gestione delle squadre dopo una brutta esperienza a Palermo e i successi di Trapani e Parma appunto, Faggiano parla chiaro: “Il Genoa è il Genoa. Una sfida per me, non un punto di arrivo. Voglio fare in modo che questa squadra soffra il meno possibile, che stia bene e che entusiasmi tutti”.

Meno sofferenza, ma un obiettivo che, lascia intendere, non vuole essere solo la salvezza, anche solo per una mera questione economica: “Nel contratto non ho voluto mettere premio per la salvezza, ce li ho a salire“.

Non parla di classifica, non parla di allenatore, anche se fa intendere che l’annuncio di Maran arriverà a breve (mantendendo la promessa: a conferenza terminata è arrivato il saluto a Davide Nicola e l’annuncio di Maran) e di conseguenza non parla di giocatori perché (e non è scontato) “devo capire quale sarà il modulo. Il Genoa per esempio ha pochi esterni e se il nuovo allenatore prediligerà il gioco sulle fasce dovremo muoverci”.

L’a.d. Alessandro Zarbano spiega: “Si occuperà del mercato, dei calciatori, della parte tecnica. Ha messo subito molto entusiasmo in questa nuova avventura”.

Anche se non fa nomi, Faggiano lascia intendere che le trattative sui portieri sono già avanzate e che Perin è una delle opzioni, mentre non vuole neanche mettere un punto fisso sulla rosa, neanche sul capitano Criscito: “Non sono un tagliatore di teste, anche se parlare di rivoluzione ci potrebbe stare, ma la rivoluzione prima di tutto deve essere nella testa. Capire dove siamo e con chi corriamo. Non sono venuto per fare il salvatore della patria, ma nel supportare i ragazzi, che devono sapere che la mia spalla è la loro”.

Al Parma dice di aver lasciato una famiglia, ma di aver trovato al Genoa un gruppo di persone, tra coloro che lavorano negli uffici, con un attaccamento importante. Ripete spesso la parola unione, l’essere uniti e si prende la responsabilità di costruire una squadra, a partire dall’allenatore, in una stagione che si preannuncia molto particolare, in cui il calciomercato è partito realmente solo da un paio di giorni, in cui non si possono fare amichevoli coi dilettanti per questioni di tamponi, in cui non c’è stata la classica preparazione ‘al fresco’.

“Se le prime impressioni non fossero state positive non sarei qui a parlare – aggiunge – mi sembra che la Società abbia fatto passi in avanti a costruire un altro campo di allenamento, non bisogna guardare solo l’aspetto economico”.

Per Faggiano gli ingredienti giusti per il successo sono l’educazione, il rispetto per il lavoro, la voglia di fare calcio. “Bisogna lavorare bene durante la settimana e vedere le persone sorridere ed essere un corpo solo. Questo dà qualcosa in più alla squadra. È il mio motto. Se un calciatore sbaglia lo si può far pagare, ma anche aiutarlo a migliorare”.

Ribadisce anche la propria filosofia nel fare mercato: “A gennaio preferisco toccare il meno possibile. Il mercato di gennaio si fa solo se la stagione non è positiva o per cambiare obiettivo. Poi è chiaro, il calcio non è materia precisa”.

Arriverà un giocatore importante? (Al di là del fotomontaggio scherzoso che girava sui social con Lionel Messi in maglia rossoblù): “Non è una priorità, ma se mi capita l’occasione non me lo farò sfuggire. Tuttavia il giocatore deve essere in ogni caso funzionale all’allenatore e alla squadra”.

Tra i nodi da sciogliere anche quello dei giovani, con gli under 22. L’anno scorso sia Favilli sia Ghiglione non andavano in lista, quest’anno sì. L’unica certezza, intanto, è il riscatto di Cassata.