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Coronavirus, un genovese di ritorno dalla Grecia: “Zero controlli e nessun tampone a Malpensa”

Il racconto di Giovanni, 25 anni, dopo una vacanza a Mykonos: "Laggiù è l'anarchia totale"

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Genova. “Volevamo fare il tampone appena arrivati a Malpensa ma ci hanno detto che non c’è ancora nulla di pronto e probabilmente sarà così fino al 17 agosto. Controlli? Assolutamente nulla”. A raccontare il primo giorno della nuova ordinanza che impone il test a chi rientra dai Paesi a più alto rischio contagio è Giovanni Castelnovi, genovese di 25 anni, appena tornato da un viaggio di sei giorni con amici sull’isola di Mykonos in Grecia, una delle mete del divertimento più gettonate dai giovani.

Le nuove disposizioni impongono di presentarsi all’arrivo in Italia (porto, aeroporto, stazione o confine) con l’attestazione di un tampone negativo eseguito nelle 72 ore precedenti oppure di chiederne uno sul momento tramite la compagnia o il personale del terminal. O ancora, ultima spiaggia, mettersi subito in isolamento e nel frattempo contattare la propria Asl per eseguirne uno entro le successive 48 ore. Ma il meccanismo per ora sembra tutt’altro che funzionante.

“Abbiamo chiesto informazioni a tutti quelli che abbiamo incontrato, ma non c’era alcun modo di fare il tampone“, spiega Giovanni sulla via del rientro a Genova dopo aver volato con la compagnia EasyJet. Dunque il “test rapido” annunciato dal governo esiste solo in teoria perché i terminal non ne sono forniti. Inoltre nessuno si è accertato che non presentassero sintomi del Covid-19: “A Mykonos nessuno ci ha chiesto nulla, non ci hanno misurato la febbre né in aeroporto né in aereo. E così pure all’arrivo, nessun termoscanner”.

E anche in Grecia, dove i contagi aumentano a ritmo record negli ultimi giorni, il rispetto delle norme anti contagio è una chimera: “A Mykonos è l’anarchia totale – testimonia Giovanni -. Nessuno indossa le mascherine. Il governo ha ordinato di chiudere i locali a mezzanotte, ma i take-away possono tenere aperto e tutti vanno lì ad assembrarsi. Quando passa la polizia a fare i controlli i gestori dicono di stare tutti seduti ai tavoli per dieci minuti, poi torna l’anarchia selvaggia”.

Una volta tornati in patria, tutto è affidato alla buona volontà di chi si auto-denuncia entro le 48 ore dal rientro (solo nel pomeriggio sono stati resi noti i contatti delle Asl per segnalare il proprio rientro ed eventualmente chiedere il tampone), contando che l’ordinanza impone anche l’isolamento fiduciario nella propria abitazione di residenza o domicilio.

Per quanto riguarda Genova e la Liguria, il problema dei tamponi in porti e aeroporti non si pone. Al “Cristoforo Colombo” tutti voli diretti da Spagna e Grecia sono stati sospesi all’inizio dell’emergenza coronavirus (torneranno l’anno prossimo, epidemia permettendo), mentre l’unica linea marittima attiva coi Paesi a rischio è quella esercitata da Gnv sulla tratta Genova-Barcellona-Tangeri. Al terminal traghetti però non verranno proposti test rapidi soprattutto per ragioni organizzative. “Se ne occuperà la compagnia”, spiega il presidente di Stazioni Marittime Edoardo Monzani.