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Coronavirus, l’ordine degli infermieri: “Seconda ondata in arrivo, ma noi siamo pronti”

"Non dobbiamo però dimenticare le norme igienico sanitarie che abbiamo imparato in questi mesi"

Genova. Il virus sta tornando: come era stato previsto già nei mesi scorsi, la seconda ondata autunnale è alle porte “ma noi siamo pronti“. Questo il commento di Carmleo Gagliano, presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche (Opi) su l’incremento di questi giorni dei casi di contagio.

“Mi sento di essere ottimista – commenta – non perché il problema non ci sia, anzi, è praticamente certo che torni un picco epidemico, ma per il fatto che tutto il sistema sanitario è praticamente pronto, e conosciamo meglio di prima le caratteristiche di questo virus”. In altre parole se prima ci ha colto alla sprovvista, o quasi, obbligando la “macchina della sanità pubblica” ad un lunga rincorsa contro il tempo, oggi non può più esser così: “Abbiamo l’esperienza dei mesi scorsi, e siamo già partiti con l’approvvigionamento di farmaci e strumenti di protezione del personale.

Ma non solo: “Anche le strutture sanitarie sono già eventualmente predisposte in caso di necessità a garantire posti letto e terapie intensive, che non devono più essere allestite d’urgenza”. Insomma, possiamo essere anche noi ottimisti? “Possiamo dire di essere più preparati, e di essere pronti, ma non dobbiamo sederci e sottovalutare nulla, mantenendo alta l’attenzione sulle norme igienico sanitarie che abbiamo imparato in questi mesi”.

Quindi abbiamo imparato dagli errori del passato? “I mesi scorsi abbiamo pagato una difficoltà di organizzazione perché il governo centrale ha dialogato poco con le regioni, e si sono purtroppo sovrapposte misure centrali a misure regionali, che non erano integrate tra di loro, una sorta di schizofrenia organizzativa – sottolinea Gagliano – Per esempio, la protezione civile nazionale è intervenuta sulla distribuzione del materiale sanitario, di fatto interrompendo e accentrando gli approvvigionamenti del materiale, che all’inizio era numericamente non sufficiente, non rispondendo alle necessità epidemiologiche delle regioni”.

Per quanto riguarda la diagnostica, in questi mesi molti, tra medici, lavoratori ed esperti, hanno criticato la gestione dei tamponi, anche a livello regionale: “Mancavano i reagenti, e bisognava scegliere, farli a tappeto, non potendo farli a tutti, non avrebbe avuto senso. Poi è stata fatta la scelta di accentrare tutte le analisi al San Martino, cosa che ha rallentato la analisi dei test. Oggi ne abbiamo anche uno a ponente e uno a levante, cosa fondamentale”.