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Coronavirus, il virologo: “in Liguria un nuovo contagio su due per comportamenti troppo rilassati”

Un contagio su cinque arriva da viaggi all'estero. Il 25% dei nuovi casi ha meno di 25 anni

Genova. La curva del virus è in risalita in Liguria come nel resto del Paese, ma i dati più che suscitare allarme, devono far riflettere sulla necessità di adottare comportamenti responsabili rispettando il distanziamento sociale e utilizzando la mascherina nei luoghi chiusi e anche all’aperto se il distanziamento non può essere garantito

E’ in sintesi l’analisi fatta oggi pomeriggio, slides alla mano, da Filippo Ansaldi, virologo e responsabile della Prevenzione e programmazione di Alisa.

L’indice Rt della Liguria è attualmente pari a 1 (che indica un’incidenza bassa, localizzata e che non mette a rischio il sistema sanitario) ci sono elementi che impongono attenzione.

“La Regione Liguria fino ai primi di agosto ha mostrato una curva epidemica migliore della media del Paese, curva che si è mantenuta bassa fino ai primi dieci giorni di agosto mentre in molte altre regioni la curva ha ricominciato a salire a metà luglio” ha spiegato Ansaldi.

Poi anche in Liguria i numeri sono risaliti fino ad arrivare al picco dei 63 nuovi casi del 13 agosto. “Il numero più elevato di casi lo abbiamo avuto tra il 13 e il 16 agosto” conferma Ansaldi che spiega da dove arrivano i nuovi casi: “Il 20% di questi arriva da persone che arrivano dall’estero per viaggi o rientri – dice – mentre il 7% arriva da contatti di caso. Ben il 45% arriva dalla cosiddetta ‘esposizione puntiforme’, vuole dire il contagio provocato da un evento in cui il virus ha avuto modo di diffondersi velocemente” come il caso del Sushi di Savona o della grigliata sempre nel savonese ma sono casi che sono stati per la maggior parte ‘scoperti’ grazie alla successiva indagine epidemiologica.

Molto bassi invece i casi isolati in rsa (1%) e di persone che si sono presentate in pronto soccorso con sintomi e hanno necessitato un ricovero (2%).

Altro dato rilevante è l’abbassamento dell’età media che è passata dagli over 60 all’inizio della fase 2 agli under 40 di oggi: oggi il 25% dei casi ha meno di 25 anni e il 75% ha meno di 60 anni. Da cui il netto decremento dei posti di terapia intensiva o subintensiva occupati negli ospedali liguri che oggi si contano sulle dita di una mano.

In sintesi: “I viaggi all’estero e i comportamenti rilassati senza il rispetto delle norme di distanziamento hanno portato alla crescita dei casi – spiega Ansaldi – ed è su questi tipi di comportamenti che bisogna concentrare la prevenzione, ma è vero che l’abbassamento dell’età insieme all’individuazione precoce dei contati fa sì che al momento l’impatto sulle strutture ospedaliere sia minimo”.