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Coronavirus, il porto di Genova non cambia idea: niente tamponi per i turisti in arrivo

L'ordinanza del governo non obbliga a organizzare i test rapidi. Nel frattempo Lazio e Sardegna stringono un accordo per limitare i contagi

Genova. Nessun tampone per chi rientra dai paesi a rischio contagio o dalle regioni più frequentate dai turisti. Il porto di Genova, a differenza di altri scali italiani, non cambia strategia nemmeno all’indomani del caso della Gnv Majestic, il traghetto arrivato da Barcellona e rimasto bloccato coi passeggeri a bordo per cinque ore in attesa dell’esito del test su un commissario di bordo risultato poi negativo al coronavirus.

Del resto l’organizzazione dei test rapidi nei terminal di arrivo, siano questi aerei o marittimi, non è stata resa in alcun modo obbligatoria dal governo. Una “falla” di cui ci eravamo occupati già alcuni giorni fa. Chi sbarca a Genova dalla Spagna, quindi, non è obbligato a sottoporsi al tampone (e comunque non potrebbe, nemmeno volontariamente), ma deve segnalarsi all’Asl competente e restare a casa in isolamento fiduciario finché non viene contattato. Non è detto, ovviamente, che tutti rispettino la prescrizione.

Per ora il problema riguarda solo la linea Gnv che parte da Tangeri in Marocco, tocca il porto di Barcellona e arriva a Genova. Chi sale su una nave in Nord Africa è obbligato da un’ordinanza della Regione Liguria a viaggiare con mezzi propri e a segnalare un domicilio dove trascorrere la quarantena, altrimenti è vietato sbarcare (a meno che non si debbano raggiungere da Genova altre destinazioni via mare, in quel caso è necessario viaggiare in cabina singola e consumare solo pasti preconfezionati). Molto più restrittive, invece, le regole imposte dalle autorità marocchine: senza un tampone risultato negativo non ci si può imbarcare da Genova e da nessun altro porto.

Ma nei prossimi giorni alla “lista nera” potrebbe aggiungersi anche la Francia e molto più numerosi sono i passeggeri che transitano dai porti liguri per raggiungere la Corsica (al momento ci sono due linee attive per Bastia, una operata da Moby a Genova e una da Corsica Ferries a Savona).

Inoltre c’è l’incognita della Sardegna. La Regione isolana ha raggiunto ieri un’intesa col Lazio per effettuare tamponi reciproci sui turisti in partenza dai rispettivi porti. A Civitavecchia, del resto, è attivo già da una settimana un triage che consente ai passeggeri di eseguire un test rapido su base volontaria. A Genova non c’è nulla di simile e all’orizzonte non ci sono accordi istituzionali benché la Liguria sia un punto di passaggio molto gettonato per Porto Torres e Olbia. È pur vero che nel Lazio si registra in questi giorni un boom di contagi dovuti proprio ai rientri dalle vacanze, numeri che in Liguria sembrano più contenuti.

Alla base della decisione ci sono diversi fattori. Anzitutto nessuna imposizione a norma di legge, ma non solo. La competenza diretta sarebbe dell’Usmaf, la sanità marittima, che al momento non ha richiesto alle Asl di attivare alcun servizio. Ci sono problemi di natura organizzativa, perché il tampone per chi viaggia in auto dovrebbe essere eseguito in modalità drive trough rallentando ulteriormente le procedure e rischiando di generare maxi ingorghi nella zona del porto.

E poi si stima che solo una minima parte dei passeggeri in transito da Genova sia residente in Liguria, quindi si tende a “scaricare” il problema sulle altre Regioni (d’altra parte, però, la nostra regione era stata tra le prime a chiedere che i tamponi venissero fatti negli aeroporti di Roma e Milano proprio perché l’unico controllo possibile è quello a monte). A questo punto per risolvere l’empasse sarebbe utile solo un’ulteriore ordinanza nazionale, in mancanza della quale né i vettori né i terminalisti saranno obbligati ad accertare il pericolo di contagio da parte di chi entra in Italia.

Intanto in serata l’Autorità portuale ha spiegato in una nota che “le procedure adottate nello scalo sono quelle rispondenti all’ordinanza del ministero della Salute del 12 agosto scorso”, cioè “le medesime messe in atto nei porti nazionali interessati dal maggiore traffico soggetto alle disposizioni dell’ordinanza del 12 agosto, quale il traffico proveniente dalla Grecia e diretto ai porti adriatici”.

Palazzo San Giorgio ricorda che, “considerati i profili organizzativi in capo alle autorità sanitarie competenti allo svolgimento dei controlli, nonché le ricadute operative sull’attività portuali, i test molecolari o antigenici vengono effettuati dalle aziende sanitarie competenti per territorio sulla base della residenza dei passeggeri” i quali “sono obbligati a fornire al vettore prima dell’imbarco le informazioni previste dal Dpcm del 7 agosto, sono sottoposti a misura della temperatura al momento dell’imbarco, sono tenuti a segnalare al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente l’ingresso nel territorio nazionale rimanendo in isolamento fiduciario in attesa di sottoporsi a test da eseguire entro 48 ore”.