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L'intervista

Busalla Calcio, Giovanissimi: parola a mister Antonio Nurra

Dopo diciotto anni, è tornato ad allenare nel settore giovanile biancoblù

Busalla. Tra le novità del settore giovanile del Busalla Calcio, quest’anno, c’è il ritorno di Antonio Nurra, dopo diciassette anni. Il suo compito sarà allenare i Giovanissimi leva 2006/2007.

Intervistato dall’addetta stampa Erika Repetto, Nurra, che ora ha 62 anni, dichiara: “I ragazzi li ho trovati bene, con voglia di sacrificio, perché naturalmente dopo un po’ di tempo abbiamo bisogno di sacrificarci nelle cose che devono sapere e soprattutto dimostrare che hanno voglia di stare a Busalla, una società importante, dove ho lavorato diciotto anni fa, dove avevamo fatto veramente bene e spero di ripetere la stessa esperienza. I ragazzi sono un bel gruppo, anche se siamo ancora pochi ma sono convinto che prima dell’inizio del campionato riusciremo a far venire altri. La cosa che gli ho chiesto è che vengano soprattutto a divertirsi, non chiediamo altro perché adesso siamo solo all’inizio. Qualcheduno lo conoscevo perché mi ha seguito da Sampierdarena, altri arrivavano da fuori: bisogna dare tempo che io li conosca e loro conoscano me”.

Riguardo al suo ruolo, Nurra afferma: “Preferisco la figura di educatore, sia dentro che fuori dal campo, perché secondo il mio punto di vista dobbiamo cercare di aiutarli in qualsiasi cosa che loro ci chiedono, non girarci dall’altra parte. Dobbiamo cercare di aiutare questi ragazzi nella crescita, che vale sia fuori dal campo che dentro. Senza questo, andiamo poco distante. La cosa che mi riempie sempre il cuore è che ho avuto tanti giocatori e continuano adesso a teleformi, a chiamare, anche ragazzi che ora sono con la prima squadra, tipo Zunino che ho avuto con gli Juniores nazionali a Bogliasco, Ferrando, Matteo Rossi, Monti e tanti altri. Queste sono le nostre soddisfazioni, non vincere o perdere”.

Noi dobbiamo lasciarci delle conoscenze – prosegue -. Un domani, quando magari arriveranno da mio cognato Gianni, sapranno già cosa vuol dire fare una cosa o farne un’altra, ed è questa la cosa importante: farli crescere, dargli tutte le nostre conoscenze. Per quello che, dico sempre, se avessi studiato come studio adesso con il calcio sarei diventato un ingegnere nucleare e invece ho sempre fatto il bidello. Il calcio è la mia vita, secondo solo alla mia famiglia”.

“Mia moglie, che di calcio è restia anche a parlarne, quando ha sentito che tornavo a Busalla, mi ha detto ‘vai, perché è una società seria, ti hanno trattato sempre bene’. Per questo torno di nuovo a casa – sottolinea Nurra -. Non ci ho pensato due volte e ho detto sì alla società. Devo dire che dove sono stato sono sempre stato fortunato e sono sempre riuscito a creare un buonissimo rapporto con tutti i ragazzi che allenavo: continuano ancora a chiamarmi, a chiedere consigli anche fuori del calcio. Poi ci sono dei ragazzi, che ho avuto la fortuna di allenare, che ci hanno dato qualche soddisfazione in più. Devono metterci anche tanto del loro, però io lo faccio volentieri“.

“Quando diventano adulti e cominciano ad avere delle famiglie, il fatto che ancora mi telefonano e mi scrivono – aggiunge -, vuol dire che qualcosa ho lasciato. Poi ci saranno senz’altro dall’altra parte dei ragazzi che magari non mi vedranno bene, perché purtroppo sono uno che sul campo do, ma pretendo anche, ma per il bene loro. Io il calcio l’ho già giocato; tutte le cose che si fanno sono esclusivamente per loro”.

Riguardo ai consigli, Nurra evidenzia: “Soprattutto si migliora nelle ripetizioni. Penso che quando si va a scuola e ti fanno fare una pagina di ‘A’, più ripetizioni fai e più impari. Naturalmente questo vale anche per il calcio. Loro li ho visti un po’ tesi perché era la prima volta che qualcheduno era allenato; sono bambini piccoli, devono crescere, però sono sicuro che alla fine dell’anno la cosa che mi preme di più è quella di una crescita che non va a vincere o a perdere, ma dire alla fine anno ‘sapevano fare sei, sanno fare sette’. Vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono insieme a loro. Sono loro gli attori, noi siamo dietro le cose, bisogna aiutarli in tutte le cose. La società, quando mi ha chiamato, per fare un lavoro come diciotto anni fa, sono rimasto un attimino basito ma dall’altra parte contento, perché diciotto anni sono tantissimi. Dico sempre una cosa: prima i ragazzi, poi la società e terzo noi allenatori. Se cambiamo l’ordine di queste tre cose non mi trovano dalla loro parte. Io sono contento di essere ritornato, spero che alla fine dell’anno lo sia anche la società”.

“Vorrei parlare con tutti e dirgli che qui, se vogliono, c’è una società dove ti fanno crescere, dove hanno voglia di aspettare, di non giudicare, di fare in modo che i ragazzi alla fine della loro ‘carriera calcistica’ venga lasciato qualcosa. Questa è una società che ho sempre ritenuto una delle poche, qua in Liguria, che mantiene quello che dice” conclude Nurra.