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Vendite online: continua la crescita anche post Coronavirus

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Dopo i terribili mesi di marzo e aprile, in cui l’emergenza sanitaria ha costretto le autorità a decretare il lockdown in tutto il Paese, il commercio elettronico ha subito un deciso ma atteso incremento.

Il fenomeno, però, non è stato soltanto un trend improvviso relegato al periodo della quarantena obbligatoria, infatti anche durante il mese di maggio le vendite online sono cresciute in maniera considerevole, per un aumento destinato a continuare anche nel resto del 2020.

Secondo recenti analisi del consulente SEO Roberto Serra basate sugli ultimi dati del consorzio Netcomm, è emerso che soltanto nei primi 4 mesi dell’anno si sono registrati 2 milioni di clienti in più sul web, un numero triplicato rispetto allo stesso periodo del 2019.

Gli e-commerce che sono riusciti a soddisfare le richieste durante questi mesi hanno ottenuto un beneficio considerevole, instaurando un rapporto di fiducia destinato a proseguire, secondo le previsioni, e a determinare una crescita del 55% per il 2020 per il settore.

Le nuove opportunità per le piccole aziende

Se i colossi del web e le grandi multinazionali sono da tempo presenti in rete, ottenendo spesso ricavi importanti, la pandemia di Covid-19 ha evidenziato una serie di opportunità per le piccole e le medie imprese. Il commercio elettronico, dapprima visto come una minaccia per la competizione di giganti come Amazon, dopo l’esperienza durante i mesi più duri del coronavirus rappresenta sempre di più un’ancora di salvezza.

Le aziende hanno capito il potenziale dello shopping online, scoprendo per la prima volta come sia possibile inserirsi all’interno di nicchie lasciate libere dai gruppi internazionali.

In base al report di Netcomm, una delle tendenze più significative è stata la crescita del modello compra e ritira, un sistema conosciuto come click and collect, con il quale i clienti acquistano online e ritirano i prodotti nel punto vendita. Questa formula è stata in grado di mantenere saldo il rapporto tra esercenti e consumatori, una modalità che assicura il distanziamento ed è preferita oggi dalla maggior parte degli utenti che comprano su internet.

Le imprese scelgono il commercio online: l’esempio di Zara

Il cambio di rotta con il passaggio dalla vendita al dettaglio allo shopping digitale sta interessando tutti i settori e qualsiasi azienda, dai piccoli rivenditori di quartiere alle grandi multinazionali. Ciò riguarda anche le imprese che fino ad oggi avevano basato il proprio business model sui negozi fisici, con esperienze progettate appositamente per ottimizzare le vendite attraverso strategie di marketing e brand positioning tradizionali.

È il caso di Zara, infatti la multinazionale del settore moda ha recentemente fatto sapere che chiuderà oltre 1.200 negozi nel mondo, puntando sul modello e-commerce e sulle vendite online. Ovviamente si tratta di una piccola parte dell’impero di punti vendita posseduti dal marchio, che gestisce complessivamente oltre 7.400 store, tuttavia è un esempio indicativo del momento che stiamo attraversando.

Eppure la decisione non è stata presa dopo la chiusura forzata dei negozi durante l’emergenza sanitaria, ma era un piano strategico pronto fin dal 2019. Sicuramente, i dati sulle perdite registrate dal gruppo nei primi mesi del 2020 hanno aiutato ad accelerare questo processo, con un calo dei ricavi di 409 milioni di euro nel primo trimestre, a dispetto di una crescita dei canali digitali di Zara del 50% nello stesso periodo.

Scelte simili sono arrivate da altre aziende del comparto moda e abbigliamento, come H&M e Accessorize, ma interessano tantissime imprese di tutti i settori. Dalla posizione consolidata della trasformazione in atto emerge un altro fenomeno, l’aumento non solo degli incassi ma anche la crescita degli abbonati dei servizi online. Questo dato mostra chiaramente come l’incremento del commercio elettronico non sia solo una tendenza temporanea, ma una stabile inversione di rotta sistemica.

Post-coronavirus: su cosa puntare per aumentare la presenza online?

L’esperienza con il Covid-19 sta portando molte aziende a ripensare il proprio modello di business, con le imprese che hanno assunto maggiore consapevolezza su alcuni punti fondamentali. Secondo gli ultimi report disponibili, molti imprenditori sono coscienti dell’importanza di gestire direttamente la comunicazione online e i canali di vendita proprietari, diminuendo l’esposizione all’interno dei marketplace.

Queste piattaforme consentono di interfacciarsi velocemente con una platea numerosa di clienti potenziali, tuttavia i benefici che offrono in termini di aumento di fatturato non compensano le perdite lato brand, posizionamento del marchio sul mercato e la preclusione di ogni possibilità di crescita. In particolare, è indispensabile recuperare il margine, profitto eroso dalle commissioni e dai costi richiesti per la presenza su canali di vendita terzi.

La situazione post-coronavirus mette le aziende di fronte alla necessità di investire nella digitalizzazione dei servizi, sfruttando le enormi opportunità emerse in questi ultimi mesi. Amazon e gli altri big del settore lasciano molti spazi in cui inserirsi, tuttavia bisogna costruire un brand forte e proporre agli utenti un’esperienza d’acquisto adeguata, personalizzata e flessibile. Il cambiamento è sostenuto anche dall’aumento dei pagamenti digitali, una modalità che aiuta le imprese ad incassare più velocemente.

Tra le nuove tecnologie che faranno la differenza c’è la realtà aumentata e virtuale, con i negozi virtuali con navigazione 3D che garantiranno un acquisto sempre più immersivo ai clienti. Allo stesso tempo, ci sarà spazio per i modelli multicanale, con strutture ibride off-line e online e una grande attenzione ai programmi di fidelizzazione dei clienti, alla qualità dei prodotti e ai servizi accessori, come assistenza tecnica, supporto alla vendita e gestione della comunicazione in modo efficiente, tramite i sistemi di automazione e di intelligenza artificiale.