Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Tecnologia e sangue freddo, così l’esercito rende innocua la bomba che paralizza la valle Stura fotogallery

Prima la disattivazione delle spolette, poi il taglio con una speciale macchina a freddo. Fine delle operazioni nel pomeriggio con la combustione in val Varenna

Più informazioni su

Campo Ligure. Una bomba statunitense di oltre 220 chili, esplosivo escluso, sganciata probabilmente nel 1945 per colpire un obiettivo sensibile, il ponte della ferrovia. È lei la responsabile della più grande operazione di evacuazione organizzata in valle Stura dai tempi della seconda guerra mondiale, quando quell’ordigno è caduto nei pressi del fiume senza però esplodere. A svelare i retroscena della delicata operazione di disinnesco sono i militari del 32esimo reggimento guastatori di Fossano, specializzati in questo campo

“Andremo a eliminare le due spolette, prima quella di coda e poi quella di naso – ha spiegato all’inizio delle operazioni il maggiore Elvio Pascale -. Se non verranno via, taglieremo le due estremità con un caonone a getto d’acqua e sabbia, in questo modo la segheremo e poi la trasporteremo in cava per la distruzione mediante combustione”. Al lavoro 9 artificieri specializzati, mentre globalmente sono 30 le unità dell’esercito impiegate per l’operazione.

Per disattivare le due spolette è stata usata una speciale chiave “a razzo”, ma una è risultata piegata e per questo è stato necessario procedere direttamente al taglio. Per sezionare l’ordigno viene adoperata una cosiddetta swordfish (“pesce spada”), un meccanismo che spara un getto di acqua e sabbia ad altissima pressione (350 bar) usato per tagliare il metallo a freddo, senza creare attrito e quindi senza il rischio di scaldare l’esplosivo.

Taglio della parte anteriore dell’ordigno dove c’è la spoletta di naso. Le immagini sono state ripresa dalla telecamera del robot packboat 501, robot impiegato anche dai nostri assetti specialistici nelle operazioni all’estero per la ricerca di ordigni improvvisati

Dopo il taglio, una parte dell’esplosivo (quello in corrispondenza delle spolette) viene bruciato direttamente sul posto, a Campo Ligure. Poi l’ordigno viene caricato su un pick-up e portato via per l’ultima fase dell’operazione. Il luogo scelto è la Edilcave in val Varenna dove però non si verifica un brillamento vero e proprio, escluso per via della fragilità del terreno. La combustione presenta comunque un minimo rischio di esplosione, quindi l’area è off-limits.

“È una bomba comune, anzi, a Valenza Po recentemente ne abbiamo disinnescata una di mille libbre, il doppio di questa – spiega il primo luogotenente Fabio Corpus – in media ne trattiamo circa quattro all’anno, ma anche i piccoli proiettili sono pericolosi. Noi però lavoriamo con un alto livello di sicurezza”.

Gli specialisti del 32esimo reggimento guastatori, che vantano una lunga esperienza nelle missioni all’estero, hanno effettuato oltre 500 interventi nella prima metàd del 2020 su ordigni di vario tipo. Dal 2006 ad oggi ha bonificato oltre 4.000 ordigni e proiettili di ogni calibro e pericolosità.