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Sanità, la Corte dei conti bacchetta la Liguria: “Secondo peggiore disavanzo dopo il Molise”. Toti: “Non condivido”

Via libera al bilancio con alcune eccezioni: nel mirino anche l'operazione di fusione Ire-Ips e la gestione delle partecipate

Genova. “Nel 2019 la Regione chiude con un disavanzo complessivo di euro 64 milioni” per quanto riguarda la sanità, e da questo dato “emerge che la Liguria ha il peggior disavanzo dopo quello del Molise“. A sostenerlo è il procuratore della Corte dei conti di Genova, Claudio Mori, nella propria requisitoria in occasione della sentenza di parifica di bilancio regionale.

I giudici della sezione di controllo hanno parificato il rendiconto generale relativo al 2019, ma con alcune eccezioni. Quelle della sanità non sono infatti le uniche criticità rilevate. Sempre secondo Mori, la Regione Liguria con “un abuso dello strumento societario, ha finanziato attraverso l’indebitamento” l’operazione di fusione tra Ire e Ips, società di sviluppo economico del savonese sull’orlo del baratro. E per questo non avrebbe rispettato il “criterio di ragionevolezza economica”, con una possibile violazione della normativa sugli aiuti di Stato. La corte ha accolto quindi la richiesta della procura di rinviare la questione alla Commissione europea.

Ancora tranchant il giudizio della magistratura contabile sulla sanità. Il disavanzo del 2019 è stato coperto con risorse proprie, ma si conferma la “scarsa attrattività del sistema sanitario ligure” mentre “i costi superano costantemente le entrate“. Si deve concludere, afferma il procuratore, che “il costo pro-capite molto elevato sostenuto dai cittadini liguri non finanzia la qualità delle prestazioni ma l’inefficienza del sistema sanitario ligure il quale, a sua volta, eroga prestazioni di media-bassa qualità”.

Il piano approvato dalla giunta Toti nel 2016 e modificato con una legge regionale nel 2018 ambiva a raggiungere il pareggio dei bilanci delle aziende e degli enti sanitari liguri entro il 31 dicembre 2020. Ma “gli obiettivi programmati non sono stati raggiunti”, osserva la Corte dei conti, e “sarebbe necessario comprendere le ragioni”  oltre che “l’effettivo ruolo svolto da Alisa, soprattutto con riferimento al risparmio dei costi derivanti dall’esercizio centralizzato di diverse funzioni e al miglioramento delle prestazioni erogate”.

Le perplessità riguardano anche la fusione Ire-Ips che finirà al vaglio della Commissione europea. In pratica, secondo la Corte dei conti, la Regione avrebbe usato indebitamente 1,1 milioni, ottenuti grazie a un mutuo contratto con Intesa San Paolo, per l’aumento di capitale di Ire (società finanziaria del gruppo Filse), soldi che sarebbero poi serviti per inglobare il ramo d’azienda principale di Ips (insediamenti produttivi savonesi) e coprire così i debiti dell’operazione “parco Doria” che aveva causato perdite d’esercizio costanti negli ultimi cinque anni. “L’indebitamento della Regione, concretamente, dal punto di vista sostanziale, ha finanziato il pagamento dei debiti, di natura corrente, di Ips nei confronti di soggetti terzi”, è quanto sostiene il procuratore Mori.

Le critiche alla gestione della giunta Toti da parte dei giudici contabili non si fermano qui. Per quanto riguarda le società partecipate, la Regione le gestirebbe “senza alcuna valutazione del costo-opportunità delle risorse investite e senza una attenta disamina, in caso di beni e servizi disponibili sul mercato, della convenienza economica degli affidamenti in house”. Ad esempio la società Parco Tecnologico Val Bormida per cui “sono stati consumati circa 6 milioni di euro di risorse pubbliche senza alcun vantaggio”, o Società per Cornigliano che presenta “un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti”.

 “Siamo di fronte a giudizi che non possiamo condividere e non comprendiamo con quale metodo siano stati elaborati. Sentir parlare di livello qualitativo medio-basso della nostra sanità, considerato anche lo sforzo e i risultati ottenuti durante emergenza Covid, francamente ci lascia perplessi”, ha commentato il governatore Giovanni Toti.

“C’è da tenere conto – aggiunge Toti – che il giudizio di parifica, e in generale l’attività della corte, si muove sempre, e i giudici dovrebbero tenerlo ben presente, in uno dei gangli più delicati dell’equilibrio dei poteri in tutti le democrazie, cioè tra il principio di legalità e la sovranità che, per l’articolo 1 della Costituzione, appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, attraverso i suoi rappresentanti. Pertanto, continua a lasciarci perplessi la volontà della Corte, e delle Corti in generale, di esprimere giudizi sulle politiche decise dalle varie amministrazioni, giudizi che eccedono il controllo di mera qualità della spesa”.

“L’operazione Ire-Ips invece è stata portata a termine per potenziare le attività di Ire – aggiunge Toti – e rafforzare il suo ruolo di stazione appaltante e centrale di committenza, più che mai necessaria per la programmazione infrastrutturale in una regione che di infrastrutture ha assoluto bisogno”.

“Andando ad analizzare la parte sanitaria – aggiunge l’assessore alla sanità Sonia Viale –  ricordo che la qualità è misurata dal ministero della Salute con le griglie Lea. Secondo il ministero nel 2018 siamo stati la seconda miglior regione italiana per progressi della tabella nazionale dei livelli essenziali di assistenza rispetto all’anno precedente, piazzandosi così al sesto posto a livello nazionale. Penso che il ministero della Salute abbia strumenti più appropriati per valutare la qualità in sanità rispetto a quelli della Corte dei conti. Sulla tenuta dei bilanci è certamente importante che la sanità contenga il disavanzo, ma la cura delle persone ma non può essere una semplice attività ragionieristica: togliere posti letto e chiudere ospedali può far quadrare i conti, ma significa togliere servizi. La nostra scelta politica è stata quella di non chiudere neppure un ospedale e fare innovazione tecnologica. Anche per quel che riguarda i rilievi sui dati economici non possiamo non rilevare che il trend relativo ai disavanzi sia in discesa attestandosi sul consuntivo 2019 su un valore pari a 53 milioni di euro in riduzione rispetto al valore del 4° trimestre 2019″.