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Regionali Liguria, Sansa e la coalizione a raccolta al Cap per mettere in moto la campagna lampo

Rebus candidature in alcuni partiti, soprattutto dopo il sì alla doppia preferenza di genere, ma prima ci sono da definire budget e persone: “Partiamo con un mese di ritardo”

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Genova. I manifesti 6×3 di Giovanni Toti (ma anche quelli di Ilaria Cavo, e di Lilli Lauro) hanno già tappezzato i muri di Genova. Il rischio è che, anche volendo fare altrettanto nei due mesi che mancano alla fine della campagna elettorale, il fronte giallorosso si trovi con gli spazi già prenotati da altre forze politiche. Sempre che si scelga di impostare una campagna “classica” e non, invece, di puntare su social network e porta a porta. E’ una delle questioni dibattute nel corso della prima riunione di coalizione voluta dal candidato presidente Ferruccio Sansa per fare il punto con Pd, M5s e gli altri partiti della sinistra. “Partiamo con un mese di ritardo, dobbiamo essere incisivi e non sbagliare un colpo” dice qualcuno, prima che la riunione abbia inizio, e forse riferendosi al fatto che con il tema della “gronda parziale” Sansa ha già fatto arrabbiare la Cgil.

Nella sala Cap di via Albertazzi quasi tutti si presentano con un certo anticipo rispetto all’orario stabilito, segnale che all’ordine del giorno le questioni da affrontare sono molte, soprattutto – finora – sul fronte organizzativo. Impostare la campagna è l’obbiettivo di questo vertice tra segretari e figure chiave dei vari partiti. Tra i presenti, oltre a Sansa, il suo collega e candidato Marco Preve e il “consigliere” Stefano Quaranta, per il Pd Simone Farello, il segretario regionale, ma anche il consigliere comunale Alessandro Terrile e il vicesegretario Simone D’Angelo, poi I due Pastorino, Luca e Gianni, per Linea Condivisa e Leu, Carla Nattero per Sinistra Italiana, Enrico Pignone (Lista Crivello) e naturalmente gli M5s Luca Pirondini, Stefano Giordano e Maria Tini. Al Cap anche alcune figure che supporteranno la campagna mettendo a disposizione energie e competenze come Enrico Testino, figura chiave nell’ambito di cittadinanza attiva e pensiero sulla città, e Domenico Chionetti, portavoce della comunità di San Benedetto al Porto.

La nota del candidato. “Sono molto soddisfatto del clima che si è instaurato questa sera con tutti rappresentanti delle liste dei partiti e dei movimenti che sostengono la mia candidatura – scrive Sansa in un comunicato stampa al termine della riunione – Abbiamo parlato di programmi e di cosa da fare. C’è molta unità di intenti sui temi che stanno a cuore ai cittadini. L’idea di fondo è quella di una politica finalmente diversa e nuova”. Dopo due ore il tavolo si è sciolto e a breve verrà definito un programma di coalizione che sarà poi reso noto.

L’agenda del candidato è già fitta e continua a riempirsi ma è chiaro che la campagna non potrà essere solo sulle sue spalle. Circoli, singoli iscritti, militanti e simpatizzanti saranno chiamati a fare la loro parte ed è a loro che sarà consegnato un programma ancora da limare in alcune parti. Ma tra le basi da porre c’è anche la cifra stilistica da adottare nei prossimi mesi: spirito propositivo, proposte per una crescita sostenibile e per riportare la Liguria al centro dell’Europa, ok, ma anche una battaglia dura, punto su punto, a smontare le architetture della politica di Toti puntando a portare alla luce quello che in questi ultimi 5 anni non è stato fatto o è stato fatto male.

Ufficialmente bocche cucite sui nomi dei candidati, anche perché per la presentazione delle liste, c’è ancora tempo. Ma per quella di Sansa sono arrivati numerosi curriculum e la volontà è quella di accogliere i nomi della cosiddetta società civile ma anche figure vicine ai partiti. Probabile l’imprenditore della Latte Tigullio Luigi Luzzati, già assessore e vicesindaco con Sansa padre, meno probabile il deputato Pd ed ex consigliere regionale Lorenzo Basso.

Nel Pd, alla ricerca di forze fresche nella schiera combattiva dei sindaci – Valentina Ghio, Katia Piccardo, Armando Sanna – si sfila Cristina Lodi, capogruppo a Tursi e presidente dell’assemblea regionale: “Non intendo lasciare proprio ora il lavoro portato avanti in questi anni soprattutto per rispetto di tutti i genovesi che meritano la continuità di azione di un’opposizione responsabile e attiva verso un’amministrazione comunale che ama troppo spesso i proclami a discapito del buon governo – ha detto in una nota – Per queste ragioni confermo che non mi candiderò in questa tornata elettorale per le regionali. E la decisione arriva anche per il mio forte convincimento che il doppio incarico non sia un servizio utile alle istituzioni e ai cittadini che si rappresentano”. A questo punto sembra scontato, permesso del partito permettendo, il bis del suo “padrino” politico Pippo Rossetti.

Più problematica la questione M5s dove il problema potrebbe essere rappresentato dal meccanismo della doppia preferenza. I nomi dei candidati erano già stati teoricamente decisi con una votazione su Rousseau (i primi due classificati, Alice Salvatore e Marco De Ferrari hanno poi fondato un altro movimento, ilBuonsenso) ma fra i 13 usciti dalle “regionarie” non c’è neppure una donna. Non entrati in lizza c’erano Silvia Malivindi, sfidante di Alice Salvatore per il ruolo di presidente, e poi Loredana Nocera, Simona Marazzi e Sabrina Grassa. Nessuna fra queste rappresenta Genova o La Spezia. Probabile che nei prossimi giorni Vito Crimi dia indicazioni al movimento ligure su come muoversi.