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Regionali Liguria, a rischio la doppia preferenza di genere nella nuova legge elettorale

Sospesi i lavori in commissione dopo le audizioni dei costituzionalisti in mattinata. Toti: "Pretesti e sotterfugi, nella mia lista 40% di donne assicurato"

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Genova. È più in salita di quanto sembrasse il percorso della nuova legge elettorale con doppia preferenza di genere che la giunta Toti ha proposto al consiglio regionale dopo la sollecitazione arrivata dal premier Giuseppe Conte. Nel pomeriggio sono stati sospesi i lavori della commissione, ufficialmente perché le opposizioni volevano una discussione in presenza ma anche perché all’orizzonte sarebbero sorti ostacoli di natura giuridica.

Come riportato dall’agenzia Dire, infatti, l’audizione di tre costituzionalisti (Lara Trucco, Daniele Granara, Giulio Vigevani) e la memoria depositata da Felice Besostri hanno rimescolato le carte. Docenti e avvocati avrebbero sottolineato che quello del governo è un semplice invito a modificare la legge, ma non c’è alcun obbligo, a differenza di quanto sostenuto dagli uffici della Regione.

Inoltre, ci si potrebbe esporre al rischio di ricorsi dei piccoli partiti, quelli non rappresentati in Consiglio, che potrebbero già aver iniziato a raccogliere le firme per la presentazione delle liste e che si vedrebbero cambiare le carte in tavola a due mesi da voto. Per di più, ci sarebbe una prassi istituzionale che sconsiglierebbe di approvare modifiche alla legge elettorale nell’anno precedente alle urne. Per questo, alcuni partiti hanno chiesto un parere formale dell’avvocatura regionale.

A fare pressione intanto è il presidente Toti: “Da lontano sto assistendo a tanti pretesti, scuse e piccoli sotterfugi per evitare che anche in Liguria finalmente nelle liste si dia adeguato spazio alle donne che vorrebbero impegnarsi in politica. Non posso obbligare nessuno a votare, visto che questo punto non riguarda la mia giunta ma riterrei una ignominia che qualche cavillo formale, o peggio la volontà politica di qualcuno, impedisse questo atto di civiltà, peraltro sollecitato dal Governo, presente ormai in tutte le Regioni italiane a eccezione della nostra”. 

“E troverei opportuno – ribadisce – che, dal momento in cui si modifica la legge elettorale, si abolisse anche il cosiddetto listino dei nominati, in cui la mia Lista Toti Presidente ha già fatto sapere non chiederà alcun posto. Sarebbe infatti il colmo che partiti che fanno della scelta dei cittadini una bandiera, impedissero agli stessi di decidere liberamente. In ogni caso fin d’ora assicuro che nella mia lista ci sarà una rappresentanza di genere pari almeno al 40% come prevede la legge e che il listino collegato alla mia candidatura dovrà comunque contenere un pari numero di donne. Spero tuttavia che il Consiglio regionale sappia dare un segno di civiltà e maturità nei voti dei prossimi giorni”.