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Regionali, anche in Liguria scatta la parità di genere. E Toti ci riprova con l’abolizione del listino

Via libera in giunta alla nuova legge elettorale con la doppia preferenza, anche nel listino. Ma il governatore vorrebbe ancora abolirlo

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Genova. Via libera alla doppia preferenza di genere, la cui introduzione è stata caldamente consigliata dal premier Giuseppe Conte che ha scritto anche alla Liguria, e anche il listino del presidente dovrà adeguarsi prevedendo l’alternanza tra uomini e donne. La giunta regionale ha approvato oggi la nuova legge elettorale che, salvo sorprese, dovrebbe ricevere il semaforo verde anche in consiglio.

A realizzarsi (per ora) sarà dunque l’unica modifica su cui tutte le forze politiche erano d’accordo in partenza: nella stessa lista i candidati dello stesso sesso non potranno superare il 60% del totale. L’elettore potrà esprimere fino a due voti di preferenza, a patto che siano di sesso diverso, pena l’annullamento del secondo nome espresso.

Il listino bloccato di sei nomi (più quello del candidato presidente), che costituisce il premio di maggioranza per la coalizione vincitrice, dovrà prevedere l’alternanza obbligatoria tra uomini e donne.  Tra le regioni al voto a settembre solo Liguria e Puglia non si erano ancora adeguato, pur in presenza di una norma nazionale del 2016.

Per consentire la formazione di liste di candidati che permettano di garantire effettivamente la rappresentanza di entrambi i generi, si prevede che le liste di candidati di ogni circoscrizione siano composte da un numero di candidati pari ai seggi da assegnare nella stessa aumentati di un terzo, in quanto nelle circoscrizioni provinciali con un minor numero di seggi da attribuire il suddetto rapporto non risulterebbe garantito in base alle norme attualmente vigenti. Nel collegio di Imperia – che elegge tre consiglieri – le liste andranno quindi allungate a quattro nomi (altrimenti ciascun genere sarebbe rappresentato al 66,6% violando la soglia).

“Lo abbiamo fatto consapevoli di essere in zona Cesarini su sollecitazione diretta del presidente Conte”, ha commentato Toti. Sollecitazione che potrebbe poi trasformarsi in una legge nazionale per costringere le regioni inadempienti ad adeguarsi. “Dall’altro lato questo avviene per sollecitazione di molte associazioni che combattono per la parità di genere e potrebbe preludere a un eventuale ricorso, cosa che vorremmo evitare perché la prossima legislatura non parta con una spada di Damocle”.

Ancora fumata nera per l’abolizione del listino, caldeggiata nei mesi scorsi da Toti ma rimasta lettera morta per le frizioni interne al centrodestra stesso. Ora, dopo le aperture del centrosinistra nelle ultime ore, dal governatore arriva una nuova mano tesa: “Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono disponibili a ulteriori ragionamenti. Il nostro lavoro di amministrazione si ferma qui, questo è il minimo indispensabile che ci viene richiesto. Se poi i gruppi politici a partire da oggi vorranno ampliare la discussione, su questo non c’è vincolo di maggioranza ed è piena determinazione del consiglio”.

Toti ha confermato che nessuno degli assessori o consiglieri uscenti sarà inserito nel listino perché “il premio di governabilità deve essere distribuito in liste scelte con preferenze dagli elettori e non in liste bloccate”. Tra le forze politiche sarebbero soprattutto quelle con minor peso ad avvantaggiarsi del listino, ma la nuova composizione con parità di genere costringerebbe a rivedere molti piani (in quello di Toti dovrebbero esserci tre uomini e tre donne), oltre al fatto che in caso di vittoria con percentuali superiori al 50% gli eletti potrebbero essere sei e non tre. Ed è per questo che un accordo politico potrebbe arrivare in extremis prima delle elezioni a settembre.