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Norme a favore della caccia, il governo impugna l’ultima legge regionale della Liguria

Dopo la bocciatura della "taglia-parchi" accolto l'esposto delle associazioni animaliste

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Genova. Dopo la bocciatura della legge “tagliaparchi” della Liguria da parte della Corte costituzionale il Governo ha impugnato alcuni articoli della legge regionale 9/2020 approvata lo scorso maggio che concede alcune libertà ai cacciatori.

Il governo contesta anzitutto la previsione di poter installare appostamenti di caccia fissi e temporanei su terreni altrui senza il preventivo consenso del proprietario. La norma regionale prevedeva che il proprietario potesse opporsi solo una volta appreso della realizzazione dell’appostamento di caccia, se avvenuta a sua insaputa. Secondo il governo la norma violerebbe il codice civile e la competenza esclusiva dello Stato in materia di proprietà privata.

La legge poi violerebbe le competenze statali in materia di paesaggio quando prevede di esonerare da ogni necessità di permesso (“titolo abilitativo”) la realizzazione di alcune tipologie di opere come ad esempio i canali di scolo o le opere su precedenti frane, e le disposizioni ministeriali di gestione delle Zps (zone di protezione speciale per la tutela dell’avifauna) perché concede la possibilità di esercitarvi la caccia a gennaio per due giornate settimanali a scelta del cacciatore, anziché due giornate prefissate settimanali.

“Si tratta dell’ennesima brutta figura dell’assessorato regionale agricoltura e parchi, che da molti anni, attraverso il proprio assessore e i suoi dirigenti , colleziona cospicue censure da parte della magistratura (Tar, Corte Costituzionale) e contestazioni da parte del Governo”, dichiara la Lega Abolizione Caccia, che insieme con Wwf, Enpa, Lav e Lpu aveva inoltrato un esposto ai ministeri competenti proprio sulle illegittimità della legge regionale 9/2020.