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Nodo di San Benigno, lavori ancora fermi: quando il “modello Genova” funziona al contrario fotogallery

Opera fondamentale per alleviare il traffico a Genova, doveva sbloccarsi a marzo ma Autostrade non ha mai fatto ripartire i lavori. La consegna slitta al 2023

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Genova. C’è un’opera strategica per la viabilità genovese che da almeno vent’anni attende di essere realizzata e che sembra essere in fondo alla lista delle priorità. Tra pochi giorni saranno passati 11 mesi dall’ultimo stop ai lavori e il nodo di San Benigno, un complesso di svincoli e viadotti necessario per sbloccare il traffico tra Genova Ovest, il porto e la “Gronda a mare”, è ancora da costruire per l’89%. Praticamente tutto.

“I lavori sono completamente fermi, lo posso assicurare – riferisce Federico Pezzoli, segretario ligure della Fillea Cgil che rappresenta gli edili -. Il nodo di San Benigno una delle tante incompiute che, se partissero, sarebbero fondamentali per la città”. Nel campo base di lungomare Canepa, ricavato nello spazio tra due corsie trafficatissime, i mezzi da cantiere giacciono impolverati da settembre 2019, quando l’imminente fallimento della storica ditta Carena, che si era aggiudicata il secondo lotto, aveva costretto a bloccare tutto.

Ad allungare i tempi erano state anche due varianti progettuali chieste e ottenute dal Comune di Genova. La prima: rinunciare a demolire la rampa da via Cantore alla Sopraelevata (quando venne simulata la sua chiusura scoppiò il caos totale). La seconda: eliminare la rotatoria prevista di fronte al varco Etiopia e sostituirla con un complesso sistema di svincoli che consentirà ai tir di entrare e uscire dal porto senza interferire con gli altri veicoli. Il costo del secondo lotto era così salito da 21,7 a circa 29 milioni di euro, mentre i finanziamenti complessivi superano gli 80 milioni.

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Nel frattempo qualche passo avanti è stato pure fatto. Autostrade per l’Italia, che realizza l’opera a proprie spese e funge da stazione appaltante, aveva chiesto al ministero dei trasporti il permesso per affidare i lavori a Pavimental, società in house del gruppo Atlantia, assorbendo buona parte delle maestranze ex Carena. Via libera che era arrivato a novembre 2019, tanto che si era parlato di ripartenza a gennaio, poi altre lungaggini avevano spostato il termine a marzo.

A fine febbraio, però, è arrivato il coronavirus. Ma soprattutto è arrivato l’allarme sull’altro elicoidale, non quello di San Benigno ma quello che raccorda il nuovo ponte sul Polcevera all’autostrada A7, finito sotto la lente del Mit che ha ordinato lavori urgenti di messa in sicurezza. E Autostrade, da quanto risulta ai sindacati, ha dirottato lì i lavoratori ex Carena, oggi assunti da Pavimental, col risultato che il cantiere del nodo è rimasto abbandonato durante tutto il lockdown.

Eppure agli uffici del Comune di Genova risulta che i lavori siano ripartiti il 10 giugno, proprio da lungomare Canepa. Peccato che degli operai non ci sia nemmeno l’ombra. A pesare sul riavvio dell’opera, oltre all’intoppo dell’elicoidale, è verosimile che sia stata anche la partita della concessione. Se il governo avesse optato per la revoca, Autostrade avrebbe fermato di nuovo il cantiere in attesa che un eventuale concessionario subentrante si assumesse gli obblighi assunti in precedenza.

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Com’è noto lo scenario più complesso è stato scongiurato. Ma Aspi, che più volte abbiamo provato a contattare in queste settimane, mantiene un silenzio totale sul futuro del nodo di San Benigno ed è quindi impossibile capire ad oggi se e quando ripartirà un’opera così importante per alleviare le sofferenze di una città che nelle ultime settimane ha occupato la cronaca nazionale per il collasso del suo sistema viabilistico. Se i lavori fossero ripartiti a marzo, la consegna sarebbe stata prevista a fine 2022. Ma ormai si va per forza di cose al 2023. Almeno.

Del primo lotto faceva parte la rotatoria di Dinegro e la nuova rampa che sale in Sopraelevata. Ma nel nuovo “nodo” ci saranno, oltre a vari adeguamenti infrastrutturali, un collegamento diretto tra il casello di Genova Ovest e lungomare Canepa (oggi bisogna immettersi sull’elicoidale affrontando un pericoloso stop), un collegamento diretto tra la Sopraelevata e lungomare Canepa (senza più passare da via di Francia), una nuova rampa per accedere alla Sopraelevata da lungomare Canepa e percorsi dedicati per i mezzi pesanti. In questo modo verrebbero separati i vari flussi e dovrebbero essere scongiurati blocchi a catena in caso di disagi in porto o in autostrada.