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L’effetto Covid cancella le feste dell’Unità, Partito Democratico in cerca di un piano B

Tavoli dimezzati, niente balli e misure anti contagio, a rischiare la cancellazione soprattutto le feste nei piccoli comuni

Genova. C’è chi dice che non è estate senza “focaccetta di Crevari” ma in questo 2020 connotato anche in Liguria dall’emergenza pandemica a piangere non saranno tanto gli appassionati di fritto e pastella, quanto i dirigenti del Partito democratico. Le normative anti-contagio e le misure previste dai dpcm rischiano di mandare all’aria l’organizzazione del più importante momento di autofinanziamento: le Feste dell’Unità. Né più né meno di tanti altri appuntamenti estivi, come sagre e feste di paese.

Doppio problema, per i Dem, perché in vista delle elezioni regionali del 20 e 21 settembre le kermesse sarebbero state un veicolo ideale per la campagna elettorale, tra una tombolata, un bianco e una mazurca, si sa, i programmi dei candidati si ascoltano e apprezzano più volentieri.

Al momento non c’è ancora nulla di ufficiale, ma delle nove feste che precedono nei vari comuni la grande Settembrata genovese non ne è stata fissata alcuna. Da Rossiglione a Riva Trigoso, da Chiavari a Campomorone, i circoli temono che con i regolamenti e le limitazioni gli appuntamenti non siano economicamente sostenibili. Insomma, conti alla mano, le feste rischiano di essere un bagno di sangue. Qualche possibilità c’è ancora, però, per la Festa dell’Unità nel capoluogo ligure.

“Nei piccoli comuni sarà molto difficile, ma feste lampo come le due genovesi dell’anno scorso si possono gestire, appunto per fare campagna elettorale”, dice il segretario regionale Simone Farello, alle prese, fino a ieri con la difficile trattativa per il candidato dell’alleanza. “Stiamo studiando come farle – continua – il partito nazionale ha elaborato alcune regole secondo cui si possono fare e alle quali tutti si devono attenere, dovremo essere creativi ma delle cose le faremo sicuro”.

Nei centri dove le Feste dell’Unità sono riprese, pensiamo alla rossa Emilia, il numero dei tavoli è stato dimezzato rispetto a quello dell’anno passato e il menù è stato semplificato. I volontari sono stati chiamati in numero inferiore per permettere di lavorare in sicurezza e avere il giusto spazio anche dietro le quinte, inoltre camerieri, aiutanti e addetti ai vari servizi saranno dotati di mascherine e guanti. Sia a loro che ai clienti viene misurata la temperatura all’arrivo. Non solo, a Modena la direzione della festa ha predisposto un registro del personale, dei fornitori e degli avventori che conserverà, nel rispetto delle norme sulla privacy, per almeno 15 giorni. Sono previste specifiche sanificazioni. Niente serate da ballo in programma, ma sì alla musica dal vivo, e ai dibattiti in presenza.

Due anni fa, nel 2018, la Festa dell’Unità genovese si era svolta in Valpolcevera, in segno di vicinanza con l’area cittadina più colpita dal crollo del ponte Morandi. Lo scorso anno la Festa a due teste, divisa in sei giorni tra San Fruttuoso e Pra’, soluzione che potrebbe essere replicata in questo 2020 difficilissimo. Nella speranza che almeno le focaccette possano trovare il giusto spazio.