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Il coronavirus stronca la ripresa dell’edilizia: “Se non partono le grandi opere sarà un dramma”

Negli ultimi tre mesi saldo positivo in Liguria, ma Tafaria (Filca Cisl): "Gli effetti li vedremo a settembre, molte imprese ancora ferme"

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Genova. A guardare i dati di Unioncamere verrebbe quasi da sorridere. Nel secondo trimestre del 2020 il settore delle costruzioni in Liguria ha registrato 335 nuove imprese e 192 cessazioni, un saldo positivo di 143 aziende. Quelle attive sono 26.601, in crescita di oltre 200 unità rispetto ai tre mesi precedenti. Di certo era andata peggio da marzo a giugno 2019, quando le cessazioni superavano le iscrizioni (519 a 422) e le imprese attive erano 26.555.

Ma non si tratta di una vera ripresa, avvertono i sindacati. “I dati veri li vedremo a settembre – afferma Andrea Tafaria, segretario ligure della Filca Cisl -. Molti lavoratori sono ancora in cassa integrazione, almeno sino a fine agosto. Dal 14 marzo l’80% delle imprese se n’è avvalsa, e il 30% di quelle aziende non sono ancora ripartire perché non sono riuscite a rispettare gli standard di sicurezza anti Covid”.

Insomma, una falsa ripartenza secondo gli edili che ricordano come ancora 10mila lavoratori del settore siano rimasti disoccupati negli ultimi dieci anni e il saldo negativo di imprese si aggiri sulle 7mila unità. Troppo presto, quindi, sia per valutare quelli che sembravano essere i timidi segnali di un’inversione di tendenza prima del coronavirus sia per dire quanto la pandemia abbia influito sull’occupazione nel settore.

Con una sola certezza: “Se non partono le grandi opere sarà un dramma”, sentenzia Tafaria nel giorno in cui a Genova si celebra il riavvio del nodo ferroviario, un cantiere fermo da quasi due anni che da solo offrirà lavoro per due anni e mezzo a 150 lavoratori compreso l’indotto. Ma all’appello mancano ancora “la Gronda, l’Aurelia Bis, il raddoppio ferroviario del Ponente” e molte altre infrastrutture che, dicono i sindacati, potrebbero riassorbire tutti gli addetti al momento senza occupazione.

Un po’ di respiro – paradossalmente – l’hanno dato i cantieri aperti in fretta e furia sulle autostrade: 1.500 edili che lavorano su turni “ma durerà poco, perché sono tutti contratti a tempo determinato che scadono tra agosto e settembre”, spiega Tafaria. Oltre alle grandi opere si punta su scuole e ristrutturazioni. “E chiediamo che le imprese possano avere accesso al credito in banca, altrimenti molti piccoli lavori privati non si sbloccheranno”.

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