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Genoa: il destino ancora all’ultima giornata è l’ennesimo emblema di problemi strutturali risultati

Una stagione disgraziata, ma frutto di una serie di decisioni rivelatesi errate

Genova. Complice il lockdown e un campionato protrattosi ben oltre i termini previsti, sembrano davvero lontani i tempi in cui alla presentazione di Andreazzoli la dirigenza rossoblù ribadì di non voler più fare una stagione come quella in cui la salvezza fu conquistata a scapito dell’Empoli all’ultima giornata.

Le classiche parole sul voler costruire qualcosa sul lungo periodo, sono ancora una volta fallite: un inizio brillante, durato pochissime partite, per poi scivolare sempre più giù e correre nuovamente ai ripari in corso d’opera. Stavolta il mercato di gennaio non ha fatto il “miracolo”, perché l’unico acquisto importante – Adama Soumaoro – che aveva mostrato tutte le sue qualità nella gestione Nicola prima del lockdown, è rimasto in panchina dopo i problemi legati all’istanza presentata dall’agente dell’ex difensore del Lille (con il Genoa condannato a risarcirlo con 100 mila euro) e quando è stato il suo momento si è infortunato. Non è stato l’unico problema legato a questioni legali della stagione (vedi caso Lerager), oltre alla mancata richiesta della licenza Uefa 2020-2021.

La sensazione, non si parla da esperti di preparazione atletica, ma da osservatori privilegiati durante le partite casalinghe, è che la condizione fisica sia stata insufficiente sin dall’inizio e che i risultati delle prime due partite siano stati legati al fatto che gli avversari non fossero entrati ancora in forma.

L’esonero, inspiegabilmente ritardato di Andreazzoli, con l’allenatore che ha operato ancora per qualche tempo senza la fiducia della Società, ha portato all’ingaggio, che ha sorpreso un po’ tutti, di Thiago Motta. Un azzardo in piena regola: Motta aveva allenato solo giovanili sino a quel momento ed è fautore di una filosofia di gioco che difficilmente avrebbe potuto adattarsi alle caratteristiche della rosa rossoblù. Una rosa che ha mostrato sin da subito una carenza fondamentale in fase realizzativa. Affidarsi a una promessa come Pinamonti e a un altro giovane come Favilli, è stato un rischio che il Genoa sta “pagando” ancora adesso. Per tutta la stagione è mancato il “bomber”, nonostante il tentativo, parzialmente riuscito, di far tornare importante un giocatore come Sanabria.

Se non ci fosse stato Pandev, 37 anni, un’altra categoria di giocatore, che quest’anno è il capocannoniere della squadra con 9 reti, la situazione sarebbe stata già compromessa.

L’altro acquisto che alla distanza si è mostrato completamente errato è stato Lasse Schone. Catapultato da un Ajax dove attorno a lui andavano a 100 all’ora, il danese aveva bisogno di qualcuno a fianco che corresse anche per lui, di compagni da servire coi suoi piedi fatati, ma nel Genoa nessuno aveva queste caratteristiche. Troppo compassato per il calcio italiano, si è fatto perdonare solo con il gol al Milan nel momento migliore del Genoa e per un’altra punizione vincente contro la Spal. Dal punto di vista caratteriale non è sembrato essere quel leader che il Genoa cercava in mezzo al campo.

Ora il Genoa si gioca tutto contro una squadra di ex: il Verona di Juric che si è preso le sue rivincite dopo le infelici ultime esperienze proprio in rossoblù. Juric si è portato dietro Veloso, Gunter, Lazovic, coloro che il Genoa ha ritenuto sacrificabili in chiave mercato, e ha condotto un signor campionato anche grazie a loro, come spesso accade a chi lascia la Genova sponda rossoblù.

Una stagione disgraziata, visto che il coronavirus ha interrotto la marcia rossoblù nel momento in cui il Grifone sembrava lanciatissimo, ma guardandosi indietro (qui abbiamo riassunto solo gli aspetti più eclatanti) di sfortuna non si può proprio parlare.