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Corso Europa e il ponte sul Castagna, tra crepe, infiltrazioni e ferro che si sgretola fotogallery

La grande opera urbana da oltre sessant'anni sorregge la viabilità cittadina

Genova. Grosse crepe sull’asfalto sopra, ferro arrugginito e infiltrazioni sotto. Questo è l’aspetto del ponte sul torrente Castagna di Corso Europa, un gigante urbano di calcestruzzo quasi nascosto dallo sviluppo urbano, ma che da decenni sorregge, in tutti i sensi, la viabilità di Genova.

Corso Europa cavalcavia Castagna

Mentre sulle autostrade genovesi si sta giocando una partita importante, e drammatica, per la vita e la sopravvivenza della città e di chi la abita, il tempo continua a fare il suo anche sulle “grandi opere urbane” sulle quali, senza ricordarcelo, è sorretta la nostra quotidianità.

E il tempo sta mostrando i suoi effetti anche su questo ponte, che precede lo svincolo di Genova Nervi, per chi arriva da ponente, e che ogni giorno è attraversato da migliaia di veicoli, tra auto, moto, bus e camion. Una infrastruttura che salta l’omonima valletta alle spalle di Quarto, lunga una cinquantina di metri, e alta fino a 20, sorretta da due pile composte ciascuna da quattro piloni, costruita tra  inizio degli anni 60 insieme a tutta la grande arteria di levante, che nei fatti è una vera e propria autostrada urbana, operativa da circa sessant’anni.

Corso Europa cavalcavia Castagna

Come abbiamo osservato sul manto stradale, in corrispondenza dei giunti delle spalle del ponte, si sono aperte grosse crepe che attraversano la strada nella sua interezza, arrivando a raggiungere anche diversi centimetri di spessore, con tanto di vegetazione nata al loro interno. Sotto, invece, uno “spettacolo” a cui purtroppo siamo stati abituati dai viadotti autostradali, fatto di copriferro a pezzi, tondini arrugginiti e che si sfaldano al tocco, e, soprattutto moltissime infiltrazioni d’acqua nell’impalcato.

Un aspetto che lascia intendere una latenza di manutenzione di lunga data, soprattutto se si guarda al sistema dei pluviali, praticamente tutti fuori uso, che lasciano colare l’acqua piovana (e forse qualche perdita visto che durante il sopralluogo non pioveva) che lentamente prosegue la sua incessante opera di corrosione. Doveroso precisare che “a vista” nulla si può dire sulla staticità dell’opera, ma sicuramente l’esperienza di questi ultimi mesi ci insegna che sulle manutenzioni è meglio procedere prima che ci si accorga della loro mancanza.