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Coronavirus, Toti avverte: “No a navi quarantena per migranti nei porti della Liguria”

"I migranti non devono entrare, non è una questione di solidarietà: rischiamo di far esplodere una bomba sociale"

Genova. No alle navi quarantena per i migranti nei porti liguri. Lo mette in chiaro il governatore Giovanni Toti mentre il governo cerca luoghi adatti per mettere in isolamento gli stranieri che sbarcano sulle coste italiane. Una misura strettamente legata alla proroga dello stato d’emergenza fino al 31 ottobre motivata oggi dal premier Giuseppe Conte al Senato: “Non sfugge a nessuno di quanto sia attuale il ricorso a questo strumento per un ordinato svolgimento della quarantena per la tutela della sanità pubblica”.

Ero convinto che i migranti non dovessero entrare se non hanno il permesso per entrare, su questo mi sono sempre espresso in modo netto e chiaro – ha rimarcato Toti -. Una cosa sono gli aiuti umanitari, altra cosa il flusso di migranti che vediamo sulle nostre coste in una situazione già difficile di crisi economica. Non è una questione di solidarietà. Si rischia di far esplodere una bomba sociale nel nostro Paese. Bisogna stare molto attenti”.

Quindi, se ci fosse l’esigenza di ospitare una di queste navi nei porti liguri, quale sarebbe la risposta? “Non essendo favorevole alla nave, meno che meno lo sarei per una nave in Liguria – chiarisce Toti -. La questione non è il porto dove stazionerà, ma perché abbiamo bisogno di una nave. Ne abbiamo bisogno perché una certa politica ha riaperto i confini del nostro Paese a un’immigrazione incontrollata”.

Sulla proroga dello stato d’emergenza, poi, il presidente ligure avverte: “Se serve per mantenere in piedi le strutture di attenzione e vigilanza è un atto formale. L’importante è che il governo spieghi che non userà i poteri dello stato d’emergenza per provvedimenti fatti in modo abborracciato, ma lo userà per chiudere le partite correnti, la contabilità, la rendicontazione dei fondi spesi e ovviamente per mantenere nei nostri ospedali il personale assunto proprio in ragione dell’emergenza, almeno finché non saremo sicuri di un suo rientro”.