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Coronavirus, in Liguria un lavoratore su 6 rischia il posto: più di 30mila famiglie verso la povertà

Tracollo del Pil meno marcato che altrove ma il lockdown peserà su turismo ed economia del mare

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Genova. Da una parte la Liguria sembra aver retto meglio di altre regioni alle conseguenze del lockdown, come suggeriscono i numeri del report “Liguria 2022” presentato oggi da The European House-Ambrosetti a Palazzo Ducale. Dall’altra, però, l’impatto sulla vita reale delle persone in termini assoluti sarebbe drammatico a giudicare dalle cifre dello stesso studio: 95mila posti di lavoro a rischio (ma potrebbero essere di più) e 30mila famiglie che finirebbero sotto la soglia della povertà relativa entro la fine del 2020.

L’analisi si basa sulle stime fornite da Istat e su un modello che prende come riferimento il calo del Pil ipotizzato a 8,7% nel 2020. “Senza una solida politica di protezione sociale a difesa dell’occupazione – si legge nel documento – il modello di stima prevede che il 13,7% (in una forbice previsionale che va da 10,7% a 16,7%) dei lavoratori della regione siano a rischio, per un totale di 95mila occupati”. Nella peggiore delle ipotesi, significa che quasi un lavoratore su sei potrebbe ritrovarsi disoccupato prima che inizi il 2021.

A farne le spese sarebbero in particolare il settore manifatturiero (qui rischia il 23% dei lavoratori, quasi un quarto) e quello delle costruzioni (il 29%, praticamente un terzo), per quanto la contrazione sia meno marcata rispetto alla media nazionale. Ma l’impatto maggiore è previsto soprattutto su due filiere strategiche dell’economia ligure. Nel turismo il calo di valore aggiunto è previsto tra il 37% e il 47%, mentre l’economia del mare – che in nessuna regione ha un peso specifico così elevato – perderà tra gli 1,9 e i 2,8 miliardi di euro considerando anche l’indotto.

La crisi colpirà in ogni caso la ricchezza delle famiglie. E in Liguria come altrove è concreto il rischio di veder crescere la schiera di quelle in difficoltà. Sempre “in assenza di un intervento da parte dello Stato”, chiariscono gli esperti di Ambrosetti, la pandemia potrebbe far aumentare del 56% il numero di famiglie in povertà relativa, che passerebbero quindi dalle 55mila censite nel 2019 a più di 85mila nel 2020.

Gli effetti, del resto, sono già evidenti dai dati Istat degli ultimi mesi. In Liguria il tasso di attività ha fatto registrare una forte decrescita (-2,5%) già in aprile rispetto al primo trimestre 2020, più marcata per le donne (.2,8%) ma minore del contesto nazionale (-2,7%). Il tasso di occupazione è calato dello 0,8%. Finora la cassa integrazione ha evitato il tracollo: si stima che in Liguria si passerà da 1 milione di ore nel 2019 a 11,4 milioni a fine 2020.

I conti si faranno probabilmente quando finirà il blocco dei licenziamenti, cioè dopo agosto, a meno che non vengano accolte le richieste dei sindacati che vogliono prorogarlo sino a fine anno. A salvare parzialmente la Liguria, che mostra una tendenza meno peggiore dell’Italia nel complesso ma anche del Nord Ovest, è la struttura economica “anticiclica”: l’export è cresciuto di quasi il 40% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainato soprattutto dalla cantieristica navale, così che le previsioni al 2020 evidenzino una contrazione molto più ridotta (-4,7%) della media italiana (-17,2%).

D’altro canto il “rimbalzo” previsto sul Pil nel 2021 sarà meno evidente che nel resto d’Italia: si stima 4,1% con un picco massimo del 4,5% della provincia di Imperia, mentre a livello nazionale dovrebbe attestarsi al 4,6%. Sempre che non arrivi una seconda ondata di contagi ad autunno con conseguente secondo lockdown. In questo caso, il Pil ligure subirebbe una nuova contrazione del -7,8%.