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Ciclabile aperta alle moto elettriche in corso Italia? Fiab contraria: “Una cosa esclude l’altra”

Secondo l'associazione, critica anche sul doppio senso sul lato mare della promenade, si tratterebbe di una Ztl

Genova. L’ipotesi di una riorganizzazione della “mobilità dolce” in corso Italia, da parte del Comune, dopo le polemiche sul traffico e sulla ciclabile d’emergenza, non piace a Fiab, l’associazione di ciclisti urbani che con Tursi ha pure collaborato per la definizione della rete per le bici.

A preoccupare è infatti la possibilità che, in autunno, con un nuovo assetto che vedrebbe entrambi i sensi di marcia delle ciclabili spostati sulla corsia a mare e però anche l’opzione che possano essere percorribili anche dagli scooter elettrici. Con un limite di velocità di 30 km/h, certo. Ma ecco le obiezioni sollevate da Fiab:

“Apprezziamo sicuramente le buone intenzioni ma ci auguriamo che alcune cose siano state ponderate adeguatamente. Innanzitutto la carreggiata a mare non sarebbe più una pista ciclabile ma una ZTL. Infatti il Codice della strada è chiaro a proposito nel definire le due cose: la pista ciclabile è parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi e la ZTL al contrario è un’area in cui l’accesso e la circolazione veicolare sono limitati ad ore prestabilite o a particolari categorie di utenti e di veicoli.

Va da sé che la commistione moto elettriche e biciclette esclude automaticamente la pista ciclabile e si configura nella ZTL. Avvalora la tesi della ZTL anche il fatto che in Corso Italia lato mare ci sono 10 accessi carrabili tra cui un autolavaggio. Non crediamo che si possa negare l’accesso agli aventi diritto ed in tal caso qualche auto/moto la si ritroverà sempre in mezzo alle famiglie con bambini che pedalano allegramente pensando che si tratti di una ciclabile protetta.

Può sembrare strano ma per il tipo di utenza a cui è destinata la strada è molto meglio lasciarla così com’è, con una corsia riservata alle bici e visivamente ben delimitata piuttosto che trarre in errore su di un bidirezionale promiscuo bici ed altri aventi diritto motorizzati di massa e potenza decisamente superiore a quella di una bicicletta. Ovviamente questo in attesa di una pista ciclabile strutturata, bidirezionale, in sede propria ottenibile con il rifacimento della carreggiata mare del corso e sulla quale sembra tutta la città sia d’accordo.

Vogliamo infine puntualizzare alcuni aspetti sui mezzi elettrici che forse spesso sfuggono: la mobilità elettrica medio grande, per intendersi le moto e le auto risolvono solo una parte dei problemi delle nostre città. Non inquinano l’aria, almeno in città, perché poi ci sarebbe da fare un discorso su come viene prodotta l’energia utilizzata e non fanno rumore. Rimane però il problema non da poco dell’occupazione di spazio e l’incidentalità. Se improvvisamente tutti i veicoli a motore circolanti a Genova diventassero elettrici, senza interventi di moderazione del traffico e di educazione stradale, avremmo sì l’aria più pulita e meno rumore ma avremmo gli stessi ingorghi, lo stesso parcheggio selvaggio, gli stessi investimenti di pedoni”.