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Centro storico, coperchi e fischietti contro la legge che trasforma i bassi in abitazioni

I comitati tornano a fare "casino": lunedì scorso era stato contro spaccio e degrado, giovedì 30 luglio contro le decisioni della giunta Bucci

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Genova. Lunedì scorso, all’ora di cena, dalle finestre del centro storico, di diversi vicoli e diversi palazzi, era risuonato un fracasso di pentole, coperchi, fischietti e trombette. Qualcuno aveva riesumato le vuvuzelas di sudafricana memoria. Qualcun altro si era limitato a far scorrere il mestolo sulle persiane. I (pochi) turisti che camminavano nel centro storico e i genovesi presenti si sono chiesti che cosa fosse quel “cacerolazo” (si chiama così questo tipo di protesta).

Bene, se lunedì scorso il cacerolazo era stato organizzato dal comitato Via Del Campo per chiedere che il centro storico non fosse abbandonato al degrado e allo spaccio, questa volta – sempre parlando di battaglia per la legalità – la protesta si estende ai comitati e associazioni delle Vigne e della Maddalena, ma non solo.

“Abbiamo deciso di dare continuità alla nostra protesta “rumorosa” – dice Christian Spadarotto, uno dei promotori dell’iniziativa – poiché dopo la denuncia sulle criticità del centro storico l’approvazione del piano abitabilità dei bassi è stata l’ultima cosa che avremmo immaginato di apprendere come intervento impellente e di necessità”. Le associazioni e i comitati temono, e lo hanno detto più volte, che la possibilità di rendere abitabili locali dai 35metri quadri in su in alcuni vicoli possa favorire la criminalità organizzata che in quel tipo di spazi porta avanti attività illecite. La delibera, in teoria, prevede controlli e obbiettivi di rilancio turistico, ma ciò non basta a rassicurare i residenti.

Dunque l’appuntamento per la seconda “serata rumorosa” si terrà questo giovedì 30 luglio dalle ore 20:00 alle ore 20:10. “Ciascuno potrà “fare rumore” dalla propria finestra di casa nel modo più idoneo: strumenti musicali, pentole, fischietti”, continua Spadarotto.

La manifestazione è anche una conferma della apoliticità della protesta. Se la scorsa settimana il “baccano” sembrava strizzare l’occhio alle politiche sulla sicurezza della giunta comunale, a questo giro la stessa giunta è stata stigmatizzata per le scelte urbanitische.