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Caos autostrade, tutti d’accordo: “La Liguria deve essere risarcita”. Ma il M5s diserta l’incontro

Il comitato "Salviamo Genova e la Liguria" convoca i parlamentari liguri e prepara un dossier da presentare a Conte. E sulla Gronda continua la "melina"

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Genova. Almeno su un punto sono tutti d’accordo: le aziende genovesi e liguri devono essere risarcite per i danni provocati dall’emergenza viabilità delle ultime settimane. E per farlo c’è anche chi lancia l’idea di un nuovo “Decreto Genova” allo scopo di indennizzare le imprese ma anche i pendolari.

In ogni caso è questa la garanzia che hanno offerto i parlamentari convocati dal comitato “Salviamo Genova e la Liguria” al palazzo della Borsa per assicurarsi una sponda il più possibile bipartisan alla battaglia più importante dopo il vertice definito da tutti “infelice” con la ministra De Micheli in prefettura lo scorso 21 luglio.

“Tutti i rappresentanti hanno dato la garanzia trasversale di appoggiare le nostre istanze su due punti, gli indennizzi e la pianificazione delle manutenzioni – spiega Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto, al termine dell’incontro -. A questo punto procederemo alla quantificazione dei danni, poi ci aspettiamo che il 3 agosto Conte possa arrivare con un segnale concreto per questo territorio“.

L’obiettivo è quindi preparare il dossier entro pochi giorni e recapitarlo al premier entro il giorno di inaugurazione del nuovo ponte Genova San Giorgio. La cifra stimata si aggira sul miliardo di euro, ma le associazioni di categoria e la camera di commercio la definiranno nel dettaglio.

Tutti uniti, dunque, ma con l’incognita del Movimento 5 Stelle che non ha mandato nessun esponente alla Borsa pur avendo il più alto numero di parlamentari liguri alle camere. C’erano invece Roberto Cassinelli per Forza Italia, Edoardo Rixi per la Lega, Vito Vattuone e Roberta Pinotti per il Pd, Luca Pastorino per Sinistra Italiana e Raffaella Paita per Italia Viva. Ed è proprio la deputata renziana a proporre un “Decreto Genova” sul modello dei risarcimenti per il crollo del ponte Morandi.

“Concordiamo sulla necessità di un ristoro e mi auguro sia il premier Conte a portare un’apertura in questo senso che mi pare doverosa – conferma Pastorino -. Ora si può discutere su cosa non è stato fatto, e soprattutto su ciò che non è stato fatto prima perché se il 95% delle gallerie è a rischio crollo qualcosa non ha funzionato, ma ora occorre porre rimedio e mi auguro che il Governo lo possa fare”.

Secondo Rixi, invece, i risarcimenti potrebbero essere inclusi già nel decreto Semplificazioni in fase di conversione: “Che paghi il governo o che paghi Aspi a questo punto non cambia – argomenta – ma che qualcuno paghi perché non possiamo continuare a vedere le nostre aziende soffrire mentre si parla di massimi sistemi”.

Continua invece la melina sulla Gronda. “Lo dicono tutti, è indispensabile: bando alle ciance, non c’è più tempo da perdere, non possiamo più continuare a discutere del progetto”, incalza Botta. Ma in realtà nel centrosinistra il concetto che prevale è un altro: “Intanto partiamo, e poi vediamo”, riassume Vattuone. “Che si debba partire lo abbiamo detto in tutti i modi, poi però la discussione non dipende solo da noi”, fa eco Pastorino.

Imbarazzo che è aumentato dopo la presa di posizione della Cgil che ha difeso il progetto originario bocciando quindi la “mini Gronda” sostenuta da Sansa e dalla coalizione giallorossa. La strategia goverativa, a questo punto, potrebbe portare al via libera per l’inizio dei lavori, ma probabilmente solo quando il ministero sarà riuscito a spacchettare l’opera in almeno due lotti in modo da poter rivedere in futuro la parte più impattante – il raddoppio della A10 – osteggiata soprattutto da sinistra, ambientalisti e M5s.