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Autostrade, presentata istanza alla procura di Genova: “Sequestrare le quote della società”

"Se lo stato ha pagato due volte risulterebbe una vera beffa, viviamo una situazione non più tollerabile"

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Genova. Sequestro preventivo delle quote di Autostrade. È quanto chiede un gruppo di associazioni e comitati che stamattina ha presentato un’istanza alla Procura di Genova.

Viviamo in una condizione non più tollerabile – spiegano i promotori in una nota -. Dopo mesi di tira e molla sulla pelle del nostro tessuto produttivo, dei nostri associati e dei cittadini tutti e dopo un primo esposto presentato a maggio, oggi si è deciso di chiedere alla Procura della Repubblica l’istanza di sequestro preventivo delle quote di Aspi. L’atto è stato presentato stamattina ed è l’ultima azione di un processo di domande rivolte alla Procura e alle istituzioni al fine di trovare delle risposte non solo dal punto di vista economico”.

A presentare l’istanza sono stati Assiterminal, Cna Genova e Liguria, TrasportoUnito, Usarci-Sparci (unione dei rappresentanti di commercio) e il comitato Zona Arancione Ponte Morandi. Le associazioni di categoria sono anche tra i membri del comitato “Salviamo Genova e la Liguria” che ha organizzato la manifestazione del 21 luglio per l’arrivo della ministra De Micheli a Genova. A occuparsi degli aspetti legali sono gli avvocati Ruggiero Cafari Panico, Raffaele Caruso, Andrea Ganzer, Andrea Mortara e Andrea Pericu).

“Nell’esposto di maggio si chiedeva la verifica se i soldi della tariffa fossero stati usati in maniera indebita per pagare le azioni di Autostrade – continuano i promotori -. Se quella ipotesi fosse vera, la bozza di accordo fra Autostrade e Governo, che prevede la cessione di azioni di Aspi da parte di Atlantia a diversi soggetti pubblici dietro l’esborso di una cifra di danaro, risulterebbe una vera beffa. Di fatto lo stato pagherebbe due volte quelle azioni. Situazione questa che ci ha indotto a presentare l’istanza di sequestro”.

“L’attuale situazione del blocco del traffico ligure, l’inverosimile operazione di manutenzione delle gallerie ci ha portato a un punto di non ritorno che ha una storia che affonda nel tempo. Ci sono stati promessi denari per infrastrutture: non abbiamo mai visto le infrastrutture e non abbiamo visto i denari che ci chiediamo dove siano andati. L’unica cosa che vediamo sono le code. Vogliamo risposte nel rispetto della nostra terra e delle persone che ci vivono e ci lavorano”, concludono.