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Autostrade, il colosso dello shipping Cosco ai clienti: “Caos mai visto, non usate il porto di Genova”

Gli spedizionieri: "Agire in fretta, se se ne vanno i cinesi il danno per l'economia ligure sarà incalcolabile"

Genova. Una doccia fredda ma di certo non inattesa quella arrivata da Cosco, colosso mondiale dello shipping che, in una serie di comunicazioni al propri clienti, li sta invitando a non utilizzare il porto di Genova per le loro spedizioni a causa del problema dei cantieri autostradali e quindi dei ritardi per i tir diretti e provenienti dallo scalo.

La notizia, anticipata questa mattina dal Sole 24 Ore, ha suscitato le ire della politica e dell’economia del settore. Nella lettera Cosco parla di “caos mai visto” e sconsiglia quindi di utilizzare Genova e usare porti alternativi come La Spezia, Ravenna, Trieste, Venezia. “È la prima volta che ci troviamo a gestire una simile emergenza, con i camion che non riescono a entrare nel porto, con il casello di Genova Ovest bloccato nelle ore cruciali, con i container fermi da giorni sui piazzali perché il cliente non può ritirarli e con i terminalisti che non fanno sconti ma al contrario intendono essere pagati anche se il container resta fermo per cause di forza maggiore”, ha dichiarato al Sole il direttore generale di Cosco Shipping lines Italy, Marco Donati.

Tra le reazioni più dure quella di Giampaolo Botta, direttore di Spediporto, che attacca ministero e concessionario autostradale: “La situazione è sfuggita al Mit per incapacità disarmante a pianificare e Aspi è responsabile dell’incuria della rete che va avanti da anni”, dice: “Serve una soluzione efficace con impiego di risorse e uomini con centinaia di persone al lavoro giorno e notte per chiudere in fretta i cantieri o il danno per Genova e il Nord-Ovest sarà incalcolabile – dice Botta – perché quando un operatore cambia il posizionamento su un porto farlo tornare indietro non è semplice”.

La cinese Cosco è presente a Genova dal 1963, ha una flotta di 800 navi ed è il terzo operatore mondiale dei container dopo la compagnia svizzera Msc (Mediterranean Shipping Company) e il leader del settore: la danese Maersk Line. Durante il periodo del lockdown la sua azione è stata fondamentale, in concerto con Regione Liguria e protezione civile, per far arrivare alcuni milioni di mascherine.

Il presidente dell’Autorità portuale di Genova e Savona Paolo Signorini afferma all’Ansa che “al momento non ci sono segnali che i grandi soggetti vogliano andarsene”. “La prossima settimana si capirà un po’ meglio quale può essere l’uscita da una sofferenza così acuta della rete ligure per i cantieri – aggiunge -. Se durasse una situazione così impattante gli operatori dovranno prendere le contromisure ma sono moderatamente ottimista sulla possibilità di uscirne nel mese di luglio”.

Ma intanto il presidente di Assiterminal Luca Becce annuncia che l’associazione dei terminalisti portuali aderente a Confindustria valuta di chiedere un risarcimento danni per i disagi alla viabilità ligure legati ai cantieri autostradali. “Stiamo valutando un’azione legale sotto forma di class action o di richiesta danni ad Autostrade, ma valuteremo anche di farla a diversi soggetti – spiega -. Ci stanno lavorando i nostri legali”.

Edoardo Rixi, deputato leghista e responsabile Trasporti del Carroccio, afferma: “L’immobilismo del governo sta causando danni enormi al porto di Genova, con ricadute incalcolabili anche sulle entrate dello Stato, visto che lo scalo rappresenta 5 miliardi di euro all’anno di valore aggiunto sul sistema Paese. Dopo il record negativo di maggio, con perdite del 26% rispetto allo stesso periodo del 2019 del traffico merci, oggi apprendiamo la decisione del colosso cinese Cosco di togliere Genova dalle proprie rotte”.

La presa di posizione determinerebbe una perdita potenziale di 170 mila teu all’anno per Genova e la Liguria, con un effetto a catena incalcolabile su tutta la filiera della logistica, dell’autotrasporto e dell’economia del mare che, solo a Genova, dà lavoro a 58 mila persone. “Il ministero con le sue mancate decisioni rischia di mettere in ginocchio l’occupazione ligure”, conclude Rixi.