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Ammortizzatori sociali, il silenzio dell’Inps al confronto chiesto dai Si Cobas: “Pronti a nuova mobilitazione

Dopo la manifestazione del 6 giugno era stato chiesto un incontro

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Genova. Ad oggi “le poche mensilità di cassa erogate dall’Inps mostrano come i salari di migliaia di lavoratori siano stati falcidiati, riconoscendo a stento il 50% della propria paga mensile (altro che l’80%!) e ancora oggi spesso per chi resta in cassa (ordinaria, straordinaria, in deroga, Fis, ec…) non vengono riconosciuti gli assegni famigliari, il Bonus “Renzi le detrazioni previste”. La denuncia arriva dal sindacato Si Cobas che insieme ad altre realtà il 6 giugno era sceso in piazza per protestare sotto la sede dell’Inps.

I Si Cobas il 19 giugno avevano chiesto un incontro alla direzione provinciale dell’istituto previdenziale, ma da allora non hanno ricevuto alcuna risposta.

“Ancora una volta si é voluto fare le orecchie da mercante rispetto le richieste e le rivendicazioni provenienti dai lavoratori e dalle loro organizzazioni, – dice il sindacato in una nota – dimostrando come una volta ristabilita e garantita la continuità produttiva, a Stato e padroni ben poco interessa a che condizioni e a che costi sociali si mandano avanti fabbriche e posti di lavoro”

“Non staremo però a guardare – prosegue la nota – mentre l’Inps si mostra nuovamente sorda alla richiesta dei lavoratori, mentre si fatica ad arrivare alla fine del mese anche perché la cassa integrazione arriva col contagocce e le imprese sono del tutto indisponibili a farsi carico delle esigenze della fase di crisi, scaricando le conseguenze su lavoratori e proletari”.

Se non arriverà una risposta alla richiesta di confronto il sindacato si dice pronto a intraprendere “la via della mobilitazione e dell’organizzazione d’iniziative di lotta e informazione rispetto le problematiche sollevate e le rivendicazioni portate avanti, chiamando a raccolta tutti quei lavoratori e lavoratrici di altre realtà, organizzazioni e sigle sindacali. Non pagheremo noi questa crisi! Non saremo per l’ennesima volta carne da macello, sacrificabile sull’altare del profitto e del silenzio di uno Stato e di una burocrazia al servizio del grande capitale”.