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Aiuti dubbi alle imprese post crollo del Morandi, Sansa: “Toti, dove sono finiti i soldi?”

Il candidato di M5s e centrosinistra all'attacco sulla base di un'inchiesta giornalistica parla di "volto oscuro della gestione dei fondi nazionali"

Genova. Dopo gli attacchi rimbalzati al mittente, legati alle osservazioni della Corte dei Conti sull’utilizzo dei fondi del decreto Genova, il candidato di sinistra e M5s Ferruccio Sansa torna a punzecchiare il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti sui fondi e sugli aiuti post crollo del ponte Morandi. Fondi che, secondo quanto riportato da un’inchiesta del SecoloXIX, non sarebbero andati, davvero, a chi ne aveva bisogno. D’altronde il sistema di assegnazione dei denari aveva maglie talmente larghe, da un certo punto di vista, e talmente strette, sotto altri profili burocratici che era chiaro da subito che qualcosa non avrebbe funzionato. Ma il tema, in questa fase di campagna elettorale, torna d’attualità.

Sansa parla di “volto oscuro della gestione dei fondi nazionali” e chiede a Toti “dove siano finiti i soldi”. Il sistema di assegnazione, in alcuni casi, invece di supportare commercianti ed artigiani piegati dall’isolamento dovuto al crollo la Regione ha arricchito chi forse non se lo meritava. L’inchiesta cita una boutique del centro città chiusa per ferie nel periodo di agosto 2018, un bed and breakfast sulle Alpi, una società finita nei Panama Papers. Frittigitorie, ottici, centri estetici tra Certosa e Sampierdarena invece sono rimasti a bocca asciutta, scrive il quotidiano.

Sansa chiama Toti: “Basta dribbling”. D’altronde la questione dei fondi e degli aiuti, almeno parte di essi, era squisitamente di competenza del commissario all’emergenza, quindi del presidente della Regione Liguria. Va precisato, tuttavia, che le richieste di aiuto erano in alcuni casi raccolte dalla Camera di Commercio e solo in altri dagli uffici regionali. Infine anche il Comune di Genova, attraverso la definizione dei parametri di alcuni bandi, ha gestito la partita dei fondi.

Il candidato di M5s, Pd e sinistra aveva già sollevato il problema dei 13 milioni di euro per il sostegno al reddito non spesi, non assegnati. Una questione che, alla luce dell’ultima inchiesta, è ancora più paradossale. E proprio il Movimento 5 Stelle ligure rincara la dose: “Finanche la Corte dei Conti ha contestato a Toti di non aver speso tutti i soldi per gli aiuti del post Morandi: il Governatore dunque, anziché accampare scuse, riconosca di non essere stato all’altezza della situazione. Nel mentre, destini i 13 milioni di euro residui a chi ha davvero e ancora bisogno”, concludono i pentastellati regionali”.

E il Pd continua: “Ci sono ancora 50 milioni di euro riferiti all’Articolo 8 del Decreto Genova che prevedeva finanziamenti per 100 milioni per la Zona Franca Urbana. La metà non è stata spesa. E’ evidente che Toti non ha fatto tutto quello che era in suo potere per potere reimpiegare queste risorse, ma stiamo parlando complessivamente di quasi 65 milioni di euro. Sarebbe il caso che Toti anziché dedicarsi alle conferenze stampa e alle invettive contro il Governo, si mettesse a fare l’amministratore, mestiere a lui sconosciuto. Ci auguriamo che prima o poi il Governo faccia una spending review delle risorse del Decreto Genova. Ne scopriremo delle belle”, scrivono in una nota il gruppo Pd in Regione e Comune.